Enzo Rava

LE PREDE

Erano prigionieri d’una banda di predoni, non sapevano esattamente dove, nel sud della Libia forse o dell Egitto o nel nordovest del Kenia. Lui, inglese, geologo di una compagnia petrolifera, era stato cattunato nei pressi delle coste somale, venduto ad una qualche altra organizzazione, portato con un lungo viaggio in una oasi dell’interno dell’Africa, chiuso in una capanna al centro d’una radura nella quale scorazzavano ed abbaiavano cani e lì aveva trovato lei, francese, fotografa, catturata nel Sahara mesi prima. Egli sapeva che, un qualche giorno lei sarebbe stata rilasciata perché il governo di Parigi avrebbe consentito che fosse pagato il riscatto mentre quello di Londra avrebbe rifiutato qualsiasi trattativa coi ricattatori. Da due mesi erano ristretti insieme in quello stanzone dalle pareti di paglia cementata con sterco bovino. Poco prima del suo arrivo, lo informò la compagna di prigionia, i sequestratori avevano rilasciato tre turisti svizzeri ma ucciso a raffiche di kalnschinov, sotto gli occhi di quelli, due tedeschi, uno perché aveva tentato la fuga, l’altro perché malgrado la lunga detenzione, oltre un anno forse, nessuno aveva pagato per la sua libertà. ‘Bestie feroci’, aveva definito lei, quei predoni, che mai peraltro né lei né il suo nuovo compagno di sventura avevano veduto se non di rado, se ne stavano in un villaggio poco lontano dal quale giungevano ogni tanto colpi d’arma da fuoco e suoni di strumenti musicali. La notte – gelida notte dopo l’ardore diurno - una jeep irrompeva nella radura, qualcuno ne buttava fuori cibo ( una sorta di pane, frutta, carne secca) ed acqua, ma un giorno alla settimana, presumibilmente sempre lo steso, arrivava in visita il ‘ragioniere’, come lui stesso s'era presentato: un arabo grasso, con ciuffi di barba qua e là, a volte abbigliato come Hemingway nei suoi safari alle falde del Kilimangiaro, altre in doppiopetto, d’oro la montatura degli occhiali, due o tre anelli qua e là per la dita, una cartella con fogli di carta e una biro d’oro; un tipo affabile, in ogni caso. O meglio, di una affabilità burocratica. da funzionario che svolga correttamente il proprio lavoro, che comporta anche cortesia con i clienti: in ogni caso il suo atteggiamento 'civile' ed il fatto che parlasse fluentemente l'inglese, diede al geologo l'opportunità di porgli qualche domanda piuttosto esplicita: "Senta, signor Come..." "Per lei Habib..." precisò quello. "Io capisco bene che gli affari sono affari, che lei vende persone umane per cavare soldi, a qualche fine che immagino poco corretto, nient'affatto civile, ma vuole spiegarmi certi suoi metodi, a dir poco selvaggi? La mia attuale compagna di prigionia mi ha riferito che poco tempo fa rimettendo in libertà tre prigionieri per i quali aveva incassato il riscatto ha trucidato sotto i loro occhi due altri poveri disgraziati, esseri umani come me e come lei. Che cosa ha a che vedere questa superflua ferocia con la ragioneria?" "Come lei ha correttamente ricordato io non sono che un uomo d'affari, esercito un regolare commercio, la merce in questione, che offro sul mercato per usare i vostri eufemisti occidentali, consiste in quel che lei dice esseri umani. Rispetto rigorosasmente la ragioneria ma già l'aritmenica, 5 più 5 fa dieci, otto meno sei due; rispetto queste regole, io consegno puntualmente la merce che mi viene pagata, butto quella che non trova acquirenti. Dirò di più: se elimino, platealmente diciamo, quella che nessuno pare disposto ad acquistare lo faccio soprattutto al fine di convincere i riottosi, far loro comprendere che....In fondo, è pubblicità, la letteratura del mondo vostro, indurre in un qualsiasi modo all'acquisto. Ho n0tato che i vostri bambini vanno pazzi per i mostri, sia pure di plastica" "E lei pratica questa mostruosa pubblicità sotto gli occhi dei prigionieri!" "Ex prigionieri, persone che tornano libere, le pià adatte a farci da agenti pubblicitari, convenientemente testimoni, e credibilissimi, dei fatti. Cerchi di ragionare: quei tre svizzeri che abbiamo doverosamente rilasciato, per quanto ci abbiano odiati e maledetti per tutto il tempo della prigionia, appena liberati si sono sentiti in qualche modo riconoscenti, grati che gli abbiamo concesso vita e libertà; tornati a casa sarebbero stati addirittura capaci di parlare bene di noi, dire che siamo gente che sta ai patti, magari che li ha trattati bene, che comunque si batte sia pur fanaticamente per una sua causa. E a noi questa propaganda positiva non fa torto ma non ci serve, noin rende degli affati, a noi interessa che, pur sani e salvi e liberi, portino con sé il terrore, che dicano nel modo più efficace possibile ciò che hanno visto, che rafforzino insomma il nostro messaggio: Chi non paga, muore.E che questi liberti lo dichiarino, lo procamani addirittura nel momento per loro gioioso della liberazione lo rende più che credibile, no?" L'inglese, sia per il proprio temperamento che per la propria ideologia ma presubilmente anche perché convinto di non aver nulla da perdere, commentò con asprezza: "Per dirla con gentilezza, lei mi fa proprio schifo, schifo ed orrore: vestito, atteggiato come un professionista, conversando con la tranquillità d'un commerciante di formaggi o di automobili, mi viene a sostenere addirittura la liceità, quasi la necessità di assassinare degli innocenti al puro fine di spargere il terrore". " Ma scusi tanto: come accidenti si può spargere il terrore? E che altro potremmo fare visto che ci definite pountualmente terroristi, anche se noi ci consideriamo combattenti, onesti se non eroici combattenti della fede? Se soltanto il terrore vi emoziona, se solo il terrore arriva alla vostra mente e vi può indurre a ragionare, a calcolare, a misurare vantaggi e svantaggi, bene, vi offriamo quello". ""Vite umane, gente qualsiasi, innocenti, estranei..." "Ma scusi, voi... Vediamo: se io sparo alla tempia ad un vostro qualsiasi concittadino, bravo onesto estraneo, questo lei me lo dice terrorismo. Se un vostro pilota sgancia su un gruppo di case una bomba o spara un missile e ammazza cento persone, brave oneste estranee, questa sarebbe la democrazia?" "Io non...- protestò l'inglese, che era ovviamente pacifista ma il corretto interlocutore lo interruppe: "Ma io lo so benissimo che lei non farebbe male ad una mosca, e così molti altri vostri suoi concittadini; ma proprio questo ci costringete a fare: ammazzassimo dei vostri soldati quasi ci dareste ragione, lo ammettereste conforme alla vostra concezione del mondo,alla vostra logica delll'agire. Ma la nostra arma non è un discorso sensato, razionale diciamo, al contrario: è questo è fuori della vostra definizione del vero del giusto del lecto.Comunque, mi ascolti: lei e la sua compagna avete buone possibilità di cavarvela, è sufficiente che informiate a dovere i vostri governi o i vostri datori di lavoro, in modo che si convincano che è sufficientemente che versino il riscatto per riportarvi a casa. E che, in caso contario, sono loro i responsabili della vostra sorte. Già oggi potete scrivere lettere persuasive, chiarendo bene come stanno le cose; la settimana prossima passerò a raccoglierle, le spedirò addirittura per posta aerea o via internet, insomma, più e meglio spiegate che noi siamo spietati selvaggi più possibilità avrete di tornare a casa, Ma vi avverto che il tempo stringe, non potete certo contare su un anno come quel tedesco, che abbiamo dovuto risparmiare a lungo perché fosse nel frattempo guarito da una brutta infezione. Del che, per inciso, non ci ha nemmeno ringraziato". Rifletté a lungo su che cosa e come scrivere: era assolutamente convinto che qualsiasi cosa avesse scritto il suo governo non ne avrebbe tenuto conto, per quanta pietà potessero nutrire ministri e tecnici per lui, possibile vittima del terrore, sapevano benissimo che cedere ad essa e salvare quella vittima ne avrebbe creato e sacrificato innumerevoli altre; soltanto quando quelli si fossero resi conto della inutilità di rapire ricattare o anche uccidere, soltanto allora - forse - avrebbero cessato di farlo; cedere loro una volta significava soltanto convincereli a compiere il ricatto chissà quante altre volte: "Il solo modo di battere il terrore - avrebbe nuovamente detto qualcuno - è dimostrarlo inutile, impotente". D'altra parte sentiva in qualche modo un suo dovere, dovere di cittadino, informare il governo della realtà dei fatti: utile o inutile che per lui fosse, necessario era che chi di dovere sapesse. E fu così che nel modo più obbiettivo e più 'freddo' gli riuscì riferì punto per punto quando era accaduto, riportò il più esattamente possibile quanto quel 'funzion ario del terrore' aveva dichiarato. La francese, invece, furibonda; fosse per grande coraggio o per totale incoscienza, urlava insulti ai rapitori, derideva quel burocrate del commercio di vite umane , le sue lettere in patri, erano ben altro che suppliche, erano intimazioni, addirittura intimidazioni al suo governo e alla sua società, che si dessero da fare, che si sbrigassero, che non cincinschiassero su cifre o altre sciocchezze;nientemeno minacciava, "Ho ben visto le vostre infamie a Ben el Kadar, quei morti per cosiddetti scontri tribali, vittime vostre come di questi vostri nemici, ché per molti versi non siete che complici - quei morti gridano vendetta al cielo, quanti altri siete disposti a pagarne?....". Che cosa avesse visto, scoperto, che cosa minacciasse di rilevare se abbandonata al suo destino, a lui, che perplesso ne aveva chiesto, non volle minimamente dire: "Non sono affari che ti riguardino. La giornalista sono io, tu stattene al tuo petrolio, con chi lo vende e chi lo compra.Pensa ai fatti tuoi, che sono peggio dei miei!" Era una ragazza non bella ma indubbiamente attraente: fiera, orgogliosa, addirittura aggressiva. sicura comunque di sé, ed in ogni caso ben ferma nel suo rifiuto di qualsiasi compromesso. Osservandola, riflettendo su di lei - la sera, quando sdraiato su quella stuoia sdruscita cercava con difficoltà il sonno - andava via via scoprendo, ed a volte con stupore - quanto diversi fossero tra loro. Beh, si scusava con se stesso, non ci voleva un granché ad essere diverso - e la parola qui significava ' migliore' - da lui: una vita grigia e monotona, dopo il breve matrimonio e la sua precoce e tragica soluzione - non aveva avuto che un interesse un impegno una passione - fredda, ma pur sempre una passione: strappare alla terra suoi segreti, riuscire a desumere dal colore di pochi sassi, dalla mescolanza di certe sabbie, da scisti bituminosi, dalla storie sismica dei luoghi, da carotaggi in fine che cosa fosse nascosto nelle viscere, là sotto, duecento, a volte mille, duemila metri nel cuore del pianeta. Si sentiva a volte - ed in un certo modo se ne compiaceva - come un decifratore di complicatissimi codici, di geroglifici terrestri, un criptoanalista, un geodecrittatore. E se aveva avuto una vita serena, se era riuscito cioè a superare gli atroci tempi del lutto, era stato certamente grazie anche o sopratttutto o esclusivamente a questo suo impegno, rigorosamente intellettuale, scientifico, "In fondo, in secoli lontani uomini trovavano pace, e garanzie contro l'angoscia esistenziale, nella lettura, nello studio, nella meditazione; e taluni addirittura nella solitudine e nel silenzio". D'altra parte, non rispettava forse il suo dovere, la sua missione di uomo di fare qualcosa per gli uomini futuri'? Ma adesso qualcosa stava cambianco, proprio ora che pensava essere la sua vita alla fine - due mesi? due settimane? due giorni? ma che importava poi, un tempo destinato comunque ad esaurirsi - qualcosa stava cambiando perché egli andava osservando - e che altro avrebbe potuto osservare in quella laida prigione? - quella ragazza; che non era bella no, ma fiera forte audace sicura, fino alla sfrontatezza, qualità che non aveva mai conosciuto, sua moglie era stata la dolcezza, l'affetto, la tenerezza, altre donne che aveva avuto occasione di conoscere, sia pure di lontano, erano state la bellezza, la capacità di sedurre, o l'astuzia, l'inganno, la malvagità forse anche. Questa invece era 'la forza della vita', ecco, la misteriosa forza che nella Natura spinge le erbe a crescere, gli atomi a turbinare, i cieli a tempestare, le nebulose a collassare, altre stelle ad emergere dal nulla, le ceneri degli esseri umani a ricomporsi in carne sangue ossa, vita che rinasce dalla morte stessa. Il mattino - l'alba precoce lo destava presto dalle crepe di quel tugurio, la osservava, supina, carponi, in posizione fetale, le membra scomposte, le membra ordinate, sempre diversa ma sempre eguale, un corpo che sprigionava energia anche nella assoluta immobilità. "Lei è la vita. Ed io, ho vissuto,oppure semplicemente vegetato? Lei è l'energia allo stato puro, io la meditazione, la chiusura al mondo, la solitudine - anche se una solitudine cercata come condizione per l'oblio. La vita: quella ragazza era la Vita, ed in qualche modo egli la scopriva proprio ora che riteneva il momento di perderla, la vita propria. In quei giorni - ore forse - egli stava contemplando, 'godendo' quanto non aveva avuto, non voluto, quella ribelle era esattamente il contrario del mansueto e rassegnato e rinunciatario solitario che era stato. E da questo suo osservare almeno in altri, in lei, ciò che non aveva avuto, in qualche modo sentiva come un risarcimento, un equilibrio. Nè gli importava che lei lo ignorasse, non scambiasse con lui che poche parole, le indispensabili tra due reclusi nelle stessa cella, che non mostrasse un qualche interesse per lui - e come avrebbe potuto, quella vergine ribelle, avere qualcosa da dire o da sentire, da un vecchio - ché tale doveva apparirle? Si sorprese a meditare se, nella Natura, il maggior miracolo non fosse proprio la donna, non quella soltanto ma tutte, ognuna con virtù diverse forse - sua moglie quella, impagabile, della dolcezza, altre della tenacia, altre della sopportazione - e (ma guarda che vaa pensare un geologo!) se ora una nuova qualità non si stesse diffondendo tra tutte le donne, anche quelle un tempo mansuete rassegnate suddite, il piacere della propria bellezza fisica, la volontà di rendere bello, più bello il proprio corpo - la rosa che fiorisce in un roveto...Perché non s'era accorto subito che questa ragazza indoita era anche bella, e comunque il solo l'estremo piacere che pensava gli restasse: il contemplarla,bellezza delle cose della vita del mondo? Una mattina il risveglio fu anche per lui più precoce del solito, qualcuno aveva battuto alla porta, con il calcio di un'arma probabilmente e gridato: "Venite fuori, cani!" Si erano alzati, sorpresi,confusi, per un istante si erano trovati l'uno accanto all'altro davanti a quell'uscio che ora veniva spalancato con violenza: ed era accaduto questo, di strano, che si erano baciati - non soltanto lui lei, per tenerezza forse, ma anche lei lui, come per un addio forse. Per qualche istante si erano trovati così, lei coi piccoli sodi seni stretti sul petto di lui sporco del terriccio nel quale nel sonno si era voltolato, le bocche unite. Chissà perché: per quanto ci potesse riflettere non sarebbe riuscito a dirlo, a decifrarlo, ché i misteri dell'animo umano sono ben più intricati che quelli della Terra. Dopo tanto silenzio, dopo un così strano distacco malgrado l'estrema vicinanza, un bacio, una fusione, Fuori, tra due scherani armati, li attendeva quel funzionario del terrore; addirittura ' ridicolo' ora, se ridicolo può dirsi di un boia: un buon abito grigio con la giacca a sei bottoni, quella grottesche enormi scarpe di plastica tela spago e una cravatta gialla. Gialla, chissà perché, incongruemente gialla; nel cuore dell'Africa, chissà quale Africa, tra cani che abbaiavano, rumori lontani, lì accanto ronfava un' auto. Non disse molto, il 'ragioniere', davvero poche parole. "Lei inglese torna a casa, il suo governo ha pagato. Ma non dimentichi di dire a tutti, bene, molto chiaramente, questo: che cosa noi facciamo quando nessuno paga. E per questa donna nessuno ha voluto pagare, troppe verità scomode, per troppi, gli uni e gli altri, questa stupida minacciava di dire", non aggiunse che un gesto ad uno dei suoi mercenari, che dilaniò con una raffica di kalashnikov il petto della ragazza. E lui non riuscì nemmeno a lanciare l'urlo che gli saliva dalle viscere, ché con un pugno lo rovesciarono di traverso nella jeep. che rombò via, portandolo - "verso la vita, verso la libertà"?

 

All rights belong to its author. It was published on e-Stories.org by demand of Enzo Rava.
Published on e-Stories.org on 26.05.2011.

 

Comments of our readers (0)


Your opinion:

Our authors and e-Stories.org would like to hear your opinion! But you should comment the Poem/Story and not insult our authors personally!

Please choose

Previous title Previous title

Does this Poem/Story violate the law or the e-Stories.org submission rules?
Please let us know!

Author: Changes could be made in our members-area!

More from category"Geral" (Short Stories)

Other works from Enzo Rava

Did you like it?
Please have a look at:

Alibi - Enzo Rava (Geral)
Pushing It - William Vaudrain (Geral)
A Long, Dry Season - William Vaudrain (Vida)