Enzo Rava

LA VENDETTA

“De Nittis – gridava dal suo ufficio il Presidente – De Nittis, venga subito” e quando quello entrò, precipite e apparentemente sbalordito – con l’indice dritto a freccia in punta al braccio destro teso contro il display dei pc– Guardi, guardi, lei che è il rappresentante sindacale dei miei stivali, guardi che cosa hanno scritto sul main aziendale.Legga, legga” e il De Nittis, ossequioso, lesse: “Ciao, me ne torno a Torino. Ma temo proprio che non ritroverò mai uno stallone come te. Tua Giusy”. “Lei sa vero che cosa significa stallone?” “Cavallo maschio destinato alla riproduzione” assicirò l’ipocriota che aveva tempestivamente attinto la definizione dal dizionario”- “Non sia sciocco, sa bene che nel caso specificoallude alla potenza sessuale di qualcuno. Voglio sapere immediatamente chi ha abusato del PC aziendale per la propria corrispondenza privata, e immorale. Lei che è rappresentante sindacale…” “Spero non pensi che sia stato il sindacato, ad abusare. Noi abbiamo sempre riconosciuto che i lavoratori non devono usare il proprio computer per fini personali e tanto meno, tanto meno evidentemente, usare quello centrale dell’azienda a tali fini privati”. “Qualcuno l’ha pur fatto. Voglio sapere immediatamente chi”. Il De Nittis promise, “Dia tempo ai tecnici di verificare, controlleranno tutti i cinquanta PC, se….” “Senza se e senza ma”. “Permetta che le faccia osservare che quel messaggio non è stato trasmesso da qualcuno, ma ricevuto”. “Certo certo, ricevuto da qualcuno dei suoi compagni nel quadro evidente di una chissà quanto lunga corrispondenza”. “Le assicuro commendatore la piena collaborazione del sindacato ma la prego di non coinvolgere nei sospetti tutti i dipendenti”. “Me ne basta uno, me ne basta uno. Ma illico ed immediate, che in latino significa: subito”. “Compatibilmente con la tecnologia”- La tecnologia, nella persona del ragazzotto Attilio, peraltro abilissimo hacker che raddoppiava lo stipendio rivendendo i frutti della pirateria, musica e film, risolse rapidamente il quesitto, il messaggio era stato ricevuto da un PC collegato e, per motivi non ancora chiariti era passato su quello principale: “Il PC di CHI?” L’Attilio non poteva che dire quanto aveva rilevato: “Del dottor Pisanu” ma tacque, per solidarietà tra colleghi,che il PS collegato del Pisanu aveva il ‘cestino’ colmo di corrispondenza privatissima e che nella ‘cronologie’ e nelle viscere del sistema operativo e delle memoria, poco accessibili per un non specialista ma libro aperto per un qualsiasi Attilio, ce n’era un lago. Lo stesso ragazzotto, uscendo dall’ufficio del boss e passando in quello del Pisanu non poté che dirgli “Il principale di cerca” ed il Pisanu, entrando nella tana della belva, dove stava all’impiedi presso la scrivania anche il De Nittis, sentì odore di polvere da sparo, ma non fece a tempo a dirvi ‘Ma che vogliono’ che quello fece fuoco: “Dunque è lei lo stallone della Giusy!" "Giusy chi?" rispose Pisanu, che anche il più sospettoso degli inquirenti non avrebbe potuto giudicare che assai attendibile, apparentemente, il suo stupore. "La Giusy dello stallone, caro il mio stallone della Giusy. Che non solo ha mancato al suo impegno di uno usare il suo PC collegato a scopi privati, quel maledetto Facebook, le partite e tanto meno il sesso da lupanare ma addirittura ha passato le sue porcherie sulla home del nostro centrale il modo che tutti possano vedere i panni sporchi, quelli che crederanno i nostti, i miei personali addirittura panni sporchi!" Pisanu, inebetito, fissò De Nittis, impenetrabile. Ci aveva faticato un pà, De Nittis, a montare la trappola, il principale problema era stato quello di poter disposse di un cellulare, intestato ovviamente ad altri, che collegato ad internet potesse scaricare messaggi in quel portatile della 'RRR'. Acquistare un cellulare nuovo imponeva doverlo far registrare col proprio codice fiscale, condizione per avere un provider; meglio, dunque, sotrarrlo a qualcuno, in poche parole rubarlo, "Non è cosa lecita nè tanto meno morale, ma contro i mascalzoni ci si può legfittimamente comportare da mascalzoni". Il luogo ideale con la vittima ideale era la posta, sportello pensioni; ma quando fu lì, in attesa di fare il colpo, osservando la fila dei postulanti, si rese conto che non poteva 'prelevare' un codice le cui ultime cifre indicassero una data di nascita troppo diversa da quella della moglie, trovò il modo di superare questa difficoltà: nell'ufficio di Torrenuova, scelto perchè due numeri civici più in là c'era un ufficio Tim, prelevò il portafogli di una signora superinvalida che dormicchiava su una carrozzina corse fuori, spiegò ad un'impiegata dell'ufficio, mostrandole il telefonino comprato il giorno prima, che voleva regalarlo ad un'amica "Ecco la tessera col codice", rientrò alle Poste che quello era ancora nel regno dei sogni - e se ne tornò lietamente a casa: "Sono stato alla Posta", informò la moglie che non trovò l'informazione particolarmente interessante, ma subito si pentì di avergliela data, non meno del Pisanu lei doveva restare all'oscuro della sua trama di vendetta anche se, quando vittoriosa, a lei avreebbe potuto dirlo, 'sbatteglielo in faccia', alla sporcacciona, come s'era risarcito del 'tradimento'. A dire il vero soltanto lui poteva definirlo un tradimento, chiunque altro, meno 'complessato', avrebbe giudicato i baci sulle guance che sua moglie ed il suo cpompagno di lavoro s'erano scambiati alla festa di inaugurazione della nuova sede, centrale, della RRR poco più che una gentilezza tra amici - amici anzi per quel risultava per modo di dire che non risultava affatto che si fossero conosciuti prima - o frequentati dopo - quell'occasione conviviale. Ma il De Nittis aveva un fortissimo istinto proprietario, uno psicologo direbbe 'sindrome', altri mania fissazione pallino, della proprietà; proprietà che per lui era ben altro che il fondamento della cittadinanza come per un filosofo o un furto come per ul utopista bensì una qualità specifica - della materia o d'un gas o d'una pianta o d'un ente matematico - quale per scienziati. A dire il vero non aveva molto di cui dirsi proprietario, neanche l'appartamento del quale non aveva ancora pagato che mezzo mutuo e soltanto dunque dell'utilitaria, delle cravatte ed altro di abbigliemento e, si capisce, della moglie, Renata. Nella preposizione 'Renata è mia moglie' l'elemento principale, fondamentale non era quello, teoricamente non soltanto anagrafico di 'moglie' e tanto meno quello di 'Renata' come persona bensì quello possessivo. Ci teneva molto, e si teneva strette guardandosi bene anche dal cambiarle o scambiale, anche alla proprie opinioni ma era sulle 'cose' del mondo che manteneva ben fermo il proprio 'diritto di godere e disporre di un bene in modo esclusivo' per dirla col dizionario. Renata, quando s'erano conosciuti, aveva scambiato per passione il suo morboso attaccamento, il sentimento violento, la sua smania, il suo tormentoso attaccamento che soffriva chiaramente, anzi clamorosamente, persino quando lei se ne andava chiacchierando e ridacchiando a braccewtto con un'amica o quando 'Natale? proprio no, devo starmene con la famiglia, i miei nonni poi!, l'aspettano tutto l'anno, figurati, al paese". La gelosia, ecco, non fu in fondo che un 'incidente' di un attimo: quando, tornando dal bar con due bicchieri di spumante, vide Renata ed il Pisanu sbambiarsi il doppio bace ( e poi volersi ognuno per scambiarlo con altri. Chiunque altro, al posto suo, si sarebbe detto 'anch'io, baci sulle guance, ho scambiato con colleghi e colleghe', egli invece di disse 'Alle mia spalle, profittando della mia pur breve lontananza, e addirittura in pubblico!"; neanche Stalin sarebbe esploso cos' avesse visto Trotzky baciare Bucharin o Ivan il terribile i suoi neri miliziani sbronzarsi coii boiardi. Con risentimento a nostro giudizio asoslutamente idiota De Nittis evitò da quella sera qualsiasi rapporto fisico con la conserte, che chiunque altro avrebbe appetito, adducendo emicranie e disturbi vari quali di solito le frigide.Renata, che frigida non era ma, diciamo così, scarsamente sensibile, freddina insomma, non ne soffrì più che tanto, riservando tutto il proprio interesse per le scarpe (ne faceva collezione) e i talk shows del pomeriggio televisivo. Lui si dedicava esclusivamente all'odio; più esattamente, alla vendetta, lo 'stupratore' Pisano, che così lo pensava, non essendo forse che l'occasione per questa sua 'manifestazione di sè": se si riduce una persona alla sua carattreristica di fondo, dicendo così 'il buono, l'eroico, lo spregiudicato, lo stupidotto', di lui non si poteva dire che il vendicativo, lìuomo del 'blood feud' direbbe la Britannica, col gruppo nemico non tanto, cerchiamo di capirlo, non tanto il Pisanu quanto il resto del mondo. Il primo sms che gli mandò sull'email diceva: "Ho visto web la tua ricerca di una porca. Eccomi. La tua Giusy, almeno per un po'" I successivi non furono che ripetizioni, sviluppi in crescendo, esasperazioni del concetto. Mai meno di due tre al giorno, il mattino successivo, arrivando in ufficio puntualmente un quarto d'ora prima degli altri, aperto il mail del collega spediva nel cestino quanto 'Giusy' gli aveva trasmesso, che lui che invero la mail non usava per niente e figuriamoci se andava a frugare nel 'cestino'. Seconda operazione, far entrare il corrispondenza con 'Giusy' il detestato Pisano: a casa scriveva le email su una memory card, il ufficio le scarivava sul notebook del collega, subito 'cestinava'. m Qualche difficoltà ebbe nel descrivere le 'follki notti di passione' del destinatario con la mittente, e di confermarne la ebbrezza panica nei messaggi del beneficiario, non aveva una gran pratica di questa cose ed anzi nel genere gli difettava anche la immaginazione; peraltro Ho alcune domande per l'aspirante (per autrocandidatura, senza alcuna consultazione con i possibili alleati, per il 'presidente', prima del centrosinistra poi immagino di bel altro, Vendola (PER FAVORE mpm chiamatelo 'Nicki', mi ricorda troppo il 'Silvio' con code tipo 'Silvio meno male che ci sei' ecc- La politica non è questione di amiciizie ma di dure lotte sociali, Prima domanda: ho letto il suo programma per il Sel, molto, moiltissimo interessante nella parte iniziale che descrive l'assalto al mondo del capitalismo selvaggio - e nella parte seconda, quella riguardante il nostro Paese prescinde totalmente dalla precente e dai problemi che ci impone (per i quali anche quella non propone risposta alcuna) e dell'Italia parla come fosse un'isoletta le mille miglia estranea ai continenti (Occidente, Cina, India, Brasile, Russia) che fanno in mondo; per la quale propone 'soluzioni' super di grandi problemi teoricamente ovvie (che tutti possano campare bene) ma senza il minimo cenno a 'come ci si fa'). Il Papa, per dire, è molto più a 'sinistra' di lui perché propone addirittura che tutti gli uomini si comportino come fratelli e bontà e giustizia presiedano all'ONU. Seconda domanda: perché non dà atto del fatto che se è stato (il che è bene) rieletto governatore della Puglia è stato non per i suoi indubbi meriti ma perché l'UDC non ha accettato di allearsi ai Berluscones?: anche i conti hanno importanza, nel reale. Terza: visto che la proposta del PD di una sorta di CLN quale a suo tempo fu opposto ai nazisti (da repubblicani e monarchici, da cattolici e anarchici, da comunisti e liberali) lo manda in apnea, può spiegare come altrimenti potrebbe diventare presidente d'un qualcosa che non siano le belle minoranze dell'utopia? Quarta (ma è piuttosto una curiocità): perchè nella sua foto 'for Presidente' è sparito l'orecchino? - tanto per la coerenza. Enzo Rava Ho alcune domande per l'aspirante (per autrocandidatura, senza alcuna consultazione con i possibili alleati, per il 'presidente', prima del centrosinistra poi immagino di bel altro, Vendola (PER FAVORE mpm chiamatelo 'Nicki', mi ricorda troppo il 'Silvio' con code tipo 'Silvio meno male che ci sei' ecc- La politica non è questione di amiciizie ma di dure lotte sociali, Prima domanda: ho letto il suo programma per il Sel, molto, moiltissimo interessante nella parte iniziale che descrive l'assalto al mondo del capitalismo selvaggio - e nella parte seconda, quella riguardante il nostro Paese prescinde totalmente dalla precente e dai problemi che ci impone (per i quali anche quella non propone risposta alcuna) e dell'Italia parla come fosse un'isoletta le mille miglia estranea ai continenti (Occidente, Cina, India, Brasile, Russia) che fanno in mondo; per la quale propone 'soluzioni' super di grandi problemi teoricamente ovvie (che tutti possano campare bene) ma senza il minimo cenno a 'come ci si fa'). Il Papa, per dire, è molto più a 'sinistra' di lui perché propone addirittura che tutti gli uomini si comportino come fratelli e bontà e giustizia presiedano all'ONU. Seconda domanda: perché non dà atto del fatto che se è stato (il che è bene) rieletto governatore della Puglia è stato non per i suoi indubbi meriti ma perché l'UDC non ha accettato di allearsi ai Berluscones?: anche i conti hanno importanza, nel reale. Terza: visto che la proposta del PD di una sorta di CLN quale a suo tempo fu opposto ai nazisti (da repubblicani e monarchici, da cattolici e anarchici, da comunisti e liberali) lo manda in apnea, può spiegare come altrimenti potrebbe diventare presidente d'un qualcosa che non siano le belle minoranze dell'utopia? Quarta (ma è piuttosto una curiocità): perchè nella sua foto 'for Presidente' è sparito l'orecchino? - tanto per la coerenza. Enzo Rava ogni tanto, tra le amorose parole dettategli dal cupo sentimento, inseriva en passant velenosi giudizi sull'ufficio, il presidente, i colleghi ed in particolare su di se, che definiva 'il carabiniere, il sindacalista della polizia, il servo del padrone' et similia. 'Giusy? E chi sarebbe?' disse il Pisano, dimenticando che aveva una lontana cugina che aveva sposato in Puglia un impiegato comunale. Quando il dito puntato del boss gli impose sul display del PC quanto lì era arrivato e quanto cestinato impallidì: "Ma questo non è il mio!", il principale ghignò, il De Nittis si permise di inteloquire: "Io sono il tuo rappresentante sindacale, ma anche come tale non posso che accettare il fatto che il PC è tuo e la corrispondenza, lecita o non levita, vedremo nella sede opportuna, è la tua" "Ma quali sedi opportunte - protestò il commendatore - La sola sede opportuna ed anzi necessaria per il trraditore che mi insozza la rete aziendale è la strada". "Il mio collega potrà comunque ricorrere in giudizio perché il magistrato giudichi conforme al contratto di lavoro il licenziamento il tronco per questa, diciamo, appropriazione indebile" e mostrò di crollare la spalle quando l'altro lo rimbrottò: "Lei è molto riduttivo nelle definizioni" proponendo anzi una nuova questione: "Ed il magistrato accetterà comunque la richiesta del lavoratore licenziato che sia trovata chi sarebbe poi questa Giusy. Magari è sua moglie, nel qual caso si tratterebbe di reato ben minore, appropriazione indebilta di spazio web per corrispondenza coniugale e non per meretricio". "Appunto - intervenne vibrato Pisano - Io vorrei proprio vederla, questa Giusy, chi è mai questa...che interviene sul mio computer". "Non darti la zappa sui piedi - gli sussurrò De Nittis - Questa tua amante mercenaria nessuno può metterla in dubbio... Ora comunque vediamo per la liquidazione, se andiamo per vie legali il boss per rappresaglia ti nega pure quella". "Io voglio vedere in faccia questa Giusy!" "E chi la conosce, se non tu?" "Un momento - scattò il Pisano, colpito da un'idea geniale - La polizia può rintracciare il suo cellulare e quindi identificare lei". "Già fatto, ci ho pensato io. Ma il cellulare è scomparso, probabilmente quella l'ha perso o, chissà, perché l'ha buttato - messuno poteva saperlo meglio di lui, che prima di buttarlo lo aveva sbriciolato a martellate. Metteti il cuore in pace, anche se non ottenessi almeno la liquidazione. Sei giovane, un qualche altro lavoro lo trovi. Parola che ti aiuterò". "Sei un amico, il solo, tutti gli altri colleghi mi hanno voltato le spalle, dicendo che ora dopo questo scandalo loro il PC non potranno usarlo in proprio neanche per un minuto". "Bah. Viviamo proprio in un regme padronale"l Gongolava, nessun sentimento dà gioia quando la vendetta appagata, ebbrezza addirittura, al punto che non gli riusciva direstare in ufficio dove era pur sempre costretto a fingere, nascondere, similare. Chiese di poter uscire prima 'devo passare in farmacia' il che il boss gli concesse ringraziandolo nuovamente ' A nome dell'azienda, lei ha fatto molto, a vantaggio di tutti", Arrivò a casa che non era neanche mezzogiorno, anziché le 14,30 solite. dall'ingresso andò in cucina a prenderesi una banana, la moglie non era ancora ai fornelli; avviandosi in camera da letto per cambiarsi d'abito si disse "Beh, in fondo posso anche perdonarla, lei, tra l'altro è frigida e non avrà goduto un granché, di quegli stupri. Magari a poco a poco la educo io". Entrò il camera e la vide, supina sul letto, quasi interamente coperta da un metro e ottanta di 'stallone', che quello si che la stava educando. Restò con la banana per metà in bocca ma lei, traguardandolo di sotto l'ascella dell'altro : "Chiudi la porta, baccalà". gli disse. Lei chissà da quanto se la godeva, la vendetta.

 

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Published on e-Stories.org on 17.04.2011.

 

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