Enzo Rava

L'ATTICO

Fu alle 8 e minuti d’un radioso 2 giugno che la baronessa Stefania ('baronessa' in quanto coniugata a Barone, xxx, già manovale siciliano diventato grande costruttore per intricate storie di Protezione Civile) uscita in terrazza in accappatoio viola per accelerare con la lieve brezza sud occidentale l’azione del phon sulla ritinteggiatura pressocché quotidiana vide e urlò, più esattamente urlò come vesse veduto Vera Miles pugnalata sotto la doccia di Hitchcock . benchè non fosse semplicemente che un uomo appeso per un piede all'altezza del terzo piano alla fune di un montacarichi piazzato per ristrutturazioni sull'attico della palazzina fromntistante Più che un uomo parve dapprima ai condomini un cadavere perché assolutamente immobile ma ai vigili urbani accorsi (si fa per dire) un’ora dopo risultò ancora in vita, essendosi anche risvegliato dal sonno al quale aveva ad un certo momento ceduto da una o due pulsazioni al minuti. Sottoposto a rianimazione nel non lontano ospedale vaticano Gemelli ritrovò il fiato ma non tanto da spiegare, o comunque ammettere che ci facesse a quell’ora impiccato in modo infame in quel quartierino - deserto perché per la festività la medioalta borghesia locale era da giorni migrata a Fregene - d’inverno safrebbe stato il Terminillo o, sai mai, Cortina; per quanto rianimato il sospetto, che tale era, si rifiutò ostinatamente di dire alcunché ben sapendo che qualsiasi cosa avesse detto sarebbe finito detenuto. E fa questo comprensibile riservo che nacque quello che impropriamente fu detto ‘il mistero del falco" (romano, per rispetto al precedente 'maltese' di Dashiell Hammett); presto ridotto d'altitudine a 'mistero del capanile di Moro' poi più sensatamente di 'Monte Gaudio' e infine propriamente ‘il mistero dell’attico’. Questa riduzione del’punto di vista' fu consentita dalla restrizione dell'area delle indagini, prima vasta quale soltanto un falco poi ridotta a quanto anche solo un inquilino d'un ultimo piano potesse controllare. Indagini che in un primo momento furono avocate dai Servizi segreti per motivi topografici,essendo stato rilevato che quel corpo era stato appeso a poche decine di metri dall’ingente vistoso edificio dei servizi segreti, che chissà a quanti segreti operano per necessitare d’un tanto e multiforme edificio, a distanza quasi eguale dalla parrocchia dove l'on Moro aveva pronunciato l'ultima preghiera prima del rapimento e in una zona dove comunque riisiedevano emineti personaggi - eminenti se nel bene o nel male i Servizi non chiarirono anche perché, impegnati al solito in vicende giudiziarie, scaricaro sulla tenenza prossima di CC , prossima anche alla stazione ferroviaria metropolitana di Monte Mario, comandata da Franco Nero o meglio da un ufficiale dei CC serio simpatico e intelligente come quello del flm siciliano. Che infatti rapidamente rileò coincidenze che consentirono la sullodata rapida riduzione della zona sospetta da quella dell'occhio di falco e quella d'un inquilini d'attico. Quei rilievi invero cominciavano da molto lontano e con implicazioni più o meno politiche, palloncini gialli gonfiati dilettantiscamente con bolbolette di elio erano stati trovati, con allegate denunce di macroevasioni ed esportazioni di capitali, generiche invero ma anche molto vibrate, fino a Fregene e fino ai Colli albani, dalla Tuscia ai Sabini. Con un accurato studio dei venti - che qui da aprile a settembre spirano da WSW, in gennaio da SSE, in febbraioda SSW ed in dicembre, tramontani, da NNE, il razionale inquirente aveva rilevato che il centro di quelle oneste denua era proprio dov’era stato il pedimpiccato. E con considerazioni parimenti accorte aveva ristretto il cerchio intorno al campanile alla zona degli attici. Il caso aveva inoltre voluto che un infermiere (stranamente) zelante osservasse sul collo dell'ex impiccato un paio di tracce di lievi punture e ne riferisse all'investigatore in visita al Gemelli al figliolo che s'era beccato i pur desueti orecchioni, "Ma guardi un po' dovce vanno a drogarsi", gli aveva detto. Il nostro guardò: sempre il Caso volle che egli avesse avuto un padre intelligente che anziché allietare la sua infanzia con macchinette eletrroniche gli aveva trasmesso il suo già fanciullesco amore per antichi ingenui giochi, il cerchio di legno con la bacchetta, la battaglia navale, il monopattino e – toh – la cerbottana. Questo primitivo strumento di caccia usato da popolazioni tropicali ( primitivo nel senso che come arma valeva proprio poco, a ridotto potere lesivo), perfezionato poi in gravetana europea a addirittura in governale dai misulmani che estremisti come al solito ci lanciavano anche razzi incendiari e non solo frecce), era stato grande spasso scolastico fin prima della seconda guerra mondiale; ancor oggi naturalmente – qualsiasi strumento in qualche misura lesivo attrae – la si può comperare, in alluminio o plastica addirittura d’oltre un metro, anzi la si può confezionare anche in casa, facilmente, con i tubicini nei quali si passano i cavi elettrici. Ai tempi suoi il papà di Nero se la faceva coi suoi compagni semplicemente arrotolando un foglio di carta intorno ad un matitone rosso blu ed infilandovi un cono parimenti di carta di calibro opportuno con piantato in punta uno spillo: obiettivo preferito la nuca di compagni dei banchi davanti o, talvolta, chi sedeva in cattedra: prima e dopo Pimocchio, i ragazzi preferiscono il giuoco alle sudate carte. La deduzione che trasse il bravo cabariniere fu di lucidità lampante: “Il corpo dell’appeso è stato centrato da qualcuno con una freccetta di carta con spillo e con intenzioni affatto bonarie”. Aggettivo di somma importanza: se il lanciatoire fosse stato un malvagio avrebbe potuto, intingere lo spillo nel curaro, come i cacciatori subtropicali; dunque era un buono, Ma perché un buono gioca a frecciare un poveraccio appeso al secondo piano per un piede in una deserta notte o serata di Monte Gaudio? Ovvio, non lo ha centrato quando era già impiccato, il che sarebbe stato contrario alla sua indole umanitaria, ma lo ga centrato quando appeso non era – DUNQUE lo ha spaventato e fatto cadere. Conclusione: “Il Tizio ha visto il Caio che saliva su per il montarichi nella serena notte deserta, ché i locupletati casigliani erano a Fregene o altrove, lo ha così ‘dissuaso’ dal furto notturno con un paio di freccette, Caio è capitombolato soprattutto per la sorpresa ma dato che s’era in qualche modo assocurato alla corda è stato salvato da finire rasoterra: “Dbbiamo trovare qualcuno che stia all’attico o in un superattico , che abbia una certa età altrimenti che ne sa della cerbottana di una volta, che sia in fondo un bravo tipo ed un cittadino onesto visto che presumibilmente è stato lui a denunciare vastamente con palloncini gialli esportazioni di capitale, evasioni fiscali, reati alto-finanziari e connivenze di vario tipo”. Avesse saputo di queste deduzioni del capitano, quel tiratore buono avrebbe ammesso: 'Centrato! Mi ha beccato in pieno. Ma che bravo, mi piacerebbe complimentarmi coin lui. Comunque, io continuo, di tempo da campare me ne resta poco, voglio almeno divertirmi”. Più che giusto, un uomo come lui, vero homo fab e non soltanto audiovidens come oggi, che aveva nella vita operato fruttuosamente nei campi dell'ottica e della meccanica applicata, meritava - ottantenne - di godere dei frutti del lungo e produttivo lavoro (quante ingegnosi congegni aveva elaborato!). Invero il meritato riposo l'aveva ottenuto all'ultimo piano della palazzina che svettava sul quartierino appena un po' più in basso del campanile; invero il meritato riposo era stato ridotto da reumatismi spietati che non gli consentivano che un'ora di passeggiata il resto della giornata trascorrendolo in un non ampio superattico allargato comunque ad una vetrata e aperto su uno splendido terrazzo grande il doppio della abitazione; sotto la quale era l'attico del diglio e della sua acida moglie che per fortuna poteva non vedere che a pranzo. Da quella splendida prora egli 'dominava' il mondo nel senso che si trovava in posizione dominante, all'orizzonte dei suoi occhi non c'erano che il campanile di Moro, un orrido deposito aereo d'acqua circa potabile ed un po' di residua macchia mediterranea anche se non più, ahiloro, i cipressi dello splendido 'pettine' cantato dal Carducci. o forse era D'Annunzio? Dalla veranda scrutava, che neanche la specola vaticana, il cielo invernale con un telescopio che aveva con alcune applicazioni pareggiato a quello di Monte Palomar; inoltre si godeva l'aereo mondo sovrastante rilevando i dati da una stazione meterologica che dava temperatura esterna (corrente e oraria, max/min) ed interna (idem), direzione e velocita del vento corente e media negli ultini dieci minuti, precipitazione con accumulo parziale/totale, evaporitraspirazione totale corrente massimo minimo giornaliero mensile annuo - insomma, roba da matti. Ma la sua beatitune arrivava con la prima vera, quando cioè poteva spostarsi all'esterno. Qui, iniziamente, si era dedicato oltre ad un poco di giardinaggio, all'sservazione dei dintorni con binocoli ovviamente super pure quelli, a visione nottrurna ecc. poi al calcolo delle distanze con un apparecchio (se non abbiamo capoito male) a infrarossi, alla lunga osservazione dal cielo a pancia all'aria nella sdraio che non c'è televisione che offra varietà maggiore delle nuvole correnti dai colori straordinari..Ma a poco era stato costretto a prendere atto che il mondo, il globo, il continente, l'amata pratia, la cara città, la famiglia stessa l'avevano relegato , diciamo pure segregato su quei cento metri quatri di lastrico solare.la sera digiungando - e servante dalle 9 alle 9,30 per le pulizie, Ma quella emarginazione non l'aveva offeso o umiliato, al contrario aveva sollevato in lui un divertito risentimento, l'aveva presa come una sfida: ah ah, volete tenermi fuori? e allora io entro negli affari vostri, nella vostra più segreta privacy, che difendete e barricate come neanche i capimafia. E aveva puntato non i superbinocoli soltanto ma addirittura il telescopio opportunamenrte adattato allo scopo sui vicini d'attico, sulla loro maledetta privatezza. Va chiarito a chi viva in città o paese in palazzo o villa o grattacielo, che la vita all'attico è assolutamente altra, chi abita all'attico elabora rapidamente comportamenti particolari, assolutamente estranei alla normalità ed anzi anche alla morale comune, Per non fare che un esempio: a livello dell'attico una donna, giovane o meno, bella o meno, quando è il tempo della tintarella si mette nuda come se nessuno la vedesse; ovvio che sa che da un altro attico anche solo un poco più alto qualcuno potrebbe vederla ma, come dire?, se ne impipa; del resto le altre signore de altri attici belle o brutte giovani o mature possono fare lo stesso, impipandosene di lei. Per tentare una similitudine: gli attici sono come un arcipelago di isolette ognuna delle quale si considera deserta, e pare ovvio che si trovi comechessia in un'isola deserta non ha, diciamo così, remore sociali - dunque liberi bagni di sole, barbecue fumogeno, ginnastica in particolare del ventre ed altre parti molli, lettura, contemplazione, gettare robaccia oltre la ringhiera: chi abiti anche solo ad un quarto piano non osa neanche dare l'acqua ai fiori se non a tarda sera per timore di proteste, ma chi sta all'ultimo piano memore dell'articolo primo del decalogo d Mosè 'Non hai nessuno sopra di me' non si perita. Per ridurre l'elenco: a volte anche la copula, almeno nelle notti estive, io copulo sull'arttico mio, tu copula pure sul tuo. Reciproca tolleranza totale, ma beninteso solo in loco, già una rampa di scale sotto privacy, normale mondo della decenza civile dell'homo homini lupus. Se non credete possibile tanta libertà, o licenza che sia compratevi o affittatevi un attico, la constarerete e la godrete. Il Nostro invero non ci credette fino all'ottuagesimo compleanno e l'acqua ai fiori la diede solo a crepuscolo concluso, ma quando constatò di essere stato 'esiliato dal mondo' in quanto ottuagenario scoprì di trovarsi appunto in un'isola deserta e prese ed osservando i lasctrichi solari più o meno sottostanti, vide che tutti quei Robinson si comportavano come Robinson, secondo i piaceri propri. Nella stessa occasione di quel compleanno, maturò una decisione: a questo punto non ho altro da fare che ringiovanire - e lo fece, non riducendosi l'età si capisce che nessuno ci riesce malgrado la chirurgia plastica ma 'comportamentalmente', diciamo, retrocedendosi, riportadosi ad un certo punto del proprio lontano; nel giro di due mesi, due mesi e mezzo, togliendosi cioè un anno al giorno, si ritrovò decenne, ovvero prese a comportarsi come in quella felice età; chi trovi ridicole queste illusioni mentali del 'come se fossi ragazzo' sappia che notevole interesse ha suscitato nel secolo sxcorso la teologia detta 'etsi Deus non daretur' ovvero 'anche se Dio non ci fosse, e la equivalente laicità del 'anche se Dio ci fosse' insomma comportiamoci come se. Se il come se è lecito a tale livello, perché non alle ragazzate? Ovviamenti, i suoi primi comportamenti da ottuagenario rinfanciullito furono sciocchi, oltre che illegali: trovò sul soppalco del garage tra vecchie cose (libri scritti anni prima, diplomi, lauree honoris causa, un attestato al merito della Hopkins University, lettere d'amore ricevute da sconosciute o meglio dimenticate, certificasti fiscali del Technology del Massachussets e di industrie della Silicon pugnali ricurvi comprati su un mercato asiatico, così è la vita, e trovò un cacciuafruste, come s'era chiamato per lui fanciullo ovvero una fionda o frombola ma non come quella di David che ci si mette un sasso, la si fa girare e lo si spara, ma di quelle con un'impugnatura che si apre in due rami ai quali è assicurato l'elastico al centro del quale eccetera. Cacciò una delle palline di vetro anch'esse residuo del tempo e cercò un obiettivo: facile, cinque o sei metri sotto di lui, dieci o quindici dall'altro lato della strada, un lampione; tirò, lo sbagliò, riprovò, centrò. esultò. Rimise una pallottola - non in canna ma nell'apposito sito, tese l'elastico, mirò ad un lampione più lontano e giubilò, gustando il clangore del metallo, ché mirava al contenitore, si capisce, non alla lampada, non era mai stato un teppista anzi, su su per gli anni, era diventato più o meno di sinistra, uno per la giustizia la libertà l'eguaglianza, insomma. E comunque per un corretto vivere civile: sicché subito trovò obbiettivi socialmente ben più validi, ovvero le auto in sorta vietata. Nelle strade cittadine dove difficilissimo è trovare come parcheggiare ci sono un buon numero di siti possibili ma segnati in giallo perché riservati ad invalidi - qualche volta veri più spesso falsi, va a sapere; quel che è certo è che nel dubbio un cittadino per bene si astiene, ma essendo il cittadino per bene rarissima avis quei siti sono conquistati dal primo che arriva. Ed ora, immaginate l'effetto della restaurazione della legge fanciullescamente applicata dall'ottuagenario che la onora: a volte la pallina di vetro si spiaccicava sul parabrezza semplicemente riducendolo d un reticolo di frammenti ma a volte il parabrezza, o il lunotto posteriore, per un qualche suo effetto dinamico, esplodeva. (Il fatto è che di palline nello scatolone ce c'erano anche di marmo. Di nuove, comunque, ne comprò solo di legali, che peraltro non sono altro che quelle delle bottiglie di gazzosa d'un tempo, roba da calibro 9). Eh, in fondo basta poco per essere felici. egli commentava; e tanto più lo era perché sapeva che conseguenze ulteriori di quell'atto di giustizia parking potevano essere solo due: o il giustiziato scoperto il disastro se ne andava bestemmiando al teppismo o al governo (meglio se al governo, che al Nostro stava antipatico per ovvi motivi) o chiamava un vigile e se mai gli fosse dato trovarne uno, sapete come sono maligni soprattutoo se disturbati al bar 'Invalido eh? mi mostri l'autorizzazione', sicché c'era anche la multa. Tornando a frugare nel soppalco del garage, in uno scatolone dove ripescò anche una medagflia al valore civile che non ricordava chi gliela avesse data e tanto meno perché, ad una sentenza del tribunale che lo liberava da una precedente condanna a due anni ' per errore di persona', alla commmosa (una tantum!) lettera di addio della moglie che però non s'era affatto sparata ma già quasi prima del divorzio risposata - trovò l'aggeggio che avrebbe potuto rendere sommamente felici i suoi anni dodici un flobert, una pistola a pallini assolutamente splendida, canna di trentasette centimetri dalla culatta alla volata, impugnatura di radica di noceturco sceltoche Wild Bill Hickcock, munizionamento 'exceptionally super quality - air rifle silver jet pellets - caliber 4,5 mm 0,177" e che se non li resero felici fu perché suo padre appena regalata gl disse (valli a capire i padri)"Però, non ci spari". Settanta anni dopo, ora, poteva finalmentre spararci. Appoggiato alla ringhiera del superarattrico cercò un obbiettivo, con molte incertezze che era si un ragazzino teppistello ma anche un anziano signore molto civile e finalmente lo trovò: una Suv fuori strada 4 per 4 proprio superjeepponeda guerra giusta nel Medio Oriente, gommoni da portacontainer, paraurti da buttare giù un bunker, antenne radio, satellitari e televisive. Ora, da uomo ligio alla legge egli sapeva che 'Quando vedi una suv, sparagli, quello è certo un grande ladro', quale cittadino va in città su una fuoristrada da Far West che costa quanto dieci mercedes cabriolet, ecche ci va a fare se non per rapinare qualche cassa di risparmio sfasciandone l'ingresso? ' Uomo giusto, sparò - e fu terribilmente deluso, quella nemmeno se ne era accorta, ricarico' pellets e pellets nel rifle ma si era dimenticato che, il lusso, il vero lusso automopbilistico oggi comporta vetri corazzati. Fu da quel momento che egli divenne, meglio tardi che mai, il Giustiziere dell'Ultimo Piano. Con i binocoli lesse il nmero di targa del blindato, telefonò ad un vecchio amico della Motorizzazione che lo informò che era certamente registrata in quel di Lugano se non di Lucerna a nome di quella che indubbiamente era un Grande Evasoree con falsa cittadinanza elvetica, uno di quel Super Ladri che dovrebbero versare al Fisco almeno quanto diecimila dipendenti, che come nullatenenti sono esenti da ticket, hanno la tessera del bus gratis che regalano alla serva, hanno bonus per libri scolastici, assiastenza domiciliare, diritto a casa popolare appena se ne costruissero insomma, per dirla con Ibsen, un Nemico del Popolo. Lo localizzò una sera che lo vide arrivare in Suv, parcheggiare con una ruota sul marciapiedi dopo aver sfregiato una Ford Fiesta che è poi una macchina perdeneorosa, lo seguì quando superato il cancello saliva in ascensore dalla luce nel vano esterno: tombola, superattico, distanza novanta-cento metri, troppi, l'air rifle pellet ci sarebbe arrivata troppo stanca per rompergli la coppa di cristallo baccarat kg .1 che si stava slappando in terrazza.Eretto nella notte alla ringhiera quanto glielo consentiva la spina dorsale già un po' scarsa nei dischetti, allora uno dopo l'altro sparò almeno sul carro armato quanto gli restava della scatola della "Caribbian shoot organisation' niente di straordinario, certo, ma quella cinquantina di graffi sarebbero stati sufficienti ad irritare, almeno irritare, quel corsaro del capitale finanziario. Meditò, quella notte. Già il sillogismo aristotelico gli aveva consentito di concludere che 1) chi abita all'attico ( a meno che sia un professore pensionato) è un ricco, 2) chi è ricco può esserlo solo se non paga le tasse, 3) chi abita all'attico non paga le tasse: ergo, si ritenne legittimato alla guerra giusta di aggressione. In quel primo caso specifico prese la biro e scrisse la denuncia, la firmò con nome e cognome, sia pure non i suoi, gonfiò con la bomboletta di elio uno dei tanti palloncini gialli che affidava al vento, e spedì - messaggio nella bottiglia - la denuncia al Fisco. Sapeva bene che se anche fortunosamente il Fisco l'avesse ricevuta non avrebbe fatto niente ma insomma a lui bastava attenersi all'imperativo categorico di Immaniel Kant, fa quello che pensi che tutti dovrebbero fare, e comunque divertisi un po', che da ragazzi la noia è una vera tortura. Li beccava, ora, uno dopo l'altro. A parte secondo fuoristrada da terza guerra mondiale ed un paio in Ferrari che neanche Schumacher ai tempi suoi. li beccava grazie a indagini che potremmo dire poliziesce, indizi tracce intuizioni. Quel tizio ad esempio della palazzina blu, attico sì ma d'un colore schifoso, lo aveva preso nel miririno del binocolo, ne conosceva ogni ruga del volto cicciuto e bolso ma non gli bastò e ricorse anche agli infrarossi che lo vedeva anche di notte quando, chissà perché, dal salotto della TV usciva a far pipì in terrazzo; lo registrò con infrarosso, supercontax e maxizoom e spedì via air mail la prova che il tipo riceveva la sera in terrazza ragazze di vario calibro, solitamente con le labbra già tumefatte e le poppe al vento, ovvio che faceva il produttore televisivo che selezionava le vallette. Con altri si limitò a dargli lo spavento facendo avvampae tre volte il flash che i sudicioni capissero ma con un altro, mammasantissima ministeriale che ce ne sono peggio di Attila, fu più giusto di Salomone, scartata la prima che si vedeva il didietro di lui ma la faccia di lei, ne scelse varie altre diversamente scandalose e comunque espressive anche se rispettose della privacy della aspirante valletta, 'povera citt' dicono a Firenze. (Possiamo anticipare a questo punto che il capitano Black dei CC della Stazione ebbe la fortunma di rimediare proprio un palloncino con alcuni di questi 'j'accuse' volato fino al parco di Veio, ma quando già aveva avviato interessanti indagini gli piombarono addosso i Servizi segreti, del resto ubicati vicinissmo come s'è detto, che gli fornirono anzi gli imposero due piste assolutalmente false, il capitano non si scoraggiò anche perché a questo punto aveva mangiato la foglia ovvero circoscritta la fonte dello scandalo - che come dice la Vulgata del Vangelo Oportet ut scandala eveniant) Non bisogna credere peraltro che il Nostro dedicasse l'intera sua giornata ad emulare Robin Hood, non per niente era tornato all'età dagli aereoplanini di carta, ne faceva di bellisimi, ci disegnava sulle ali il disco tricolore, poi anche la croce uncinata degli Stukas, ne fece uno molto grande con carta da pacchi che battezzò 'Enola Bay' per rievocare l'atomica su Hiroshima e li lanciava, da un certo momento con notevole successo; uno che atterrò dolcemente in un giatrdinetto al di là della strada gli valse un bacio lanciatogli da una fanciullina ammirata, un altro che fu portato da una corrente calda ascensionale al campanile Moro gli valse un invito del parroco che aveva da tempo individuato il tipo: "Ma perché non viene mai in chiesa? Potrebbe insegnarmi come si fanno gli aereoplani'.(Il furbacchione, ma lui declinò che 'Non vorrei che chiacchiera occi chiacchiera domani lei si spretasse, sa, all'età sua, chi lo rimedia un lavoro") A volte con i potenti mezzi ottici leggeva quel che leggevano signore sdraiatre in costumi succinti o anche senza su voluttuose chaises longues, leggeva i titoli anche se a fatica perché alla rovescia; le trovava un po' disgraziate, poverette, belle donne a volte, tutto ben distribuito ma povere sceme, ma perché leggevano quelle porcate? Una volta non riusci ad mpedirsi, condotte rapide richieste sulla pagine bianche, di invididuare una dell'attico proprio sottostante e di telefonarle: "Ma signora, ma che cosa le viene in mente, come giallo è proprio schifoso anche se di firma femmile, l'assassino è il poliziotto il che è ill o la Corwellgittrimo, veda un po' la Randell, piuttosto...." e quella neanche stupì, del resto non leggeva ma dormiva col libro sulla faccia, perché mai dovebbero leggere evasori fiscali in attico o superattico, che già si sfanno gli occhi a contare le banconote. Accadde quel che doveva accadere: che quel pomeriggio squillò il citofomo, lui non si mosse pensando che fosse quella cretina della nuora, si facesse aprire da qualche altro casigliano se voleva continuare a dimenticare le chiavi. Ma il cicalino insisteva, sbuffò un poco, sollevò il ricevitore che aveva sul tavolino, chiese ?Ma chi diavolo è"? "La Legge", fu la risposta. Dato che abbiamo premesso che era uomo intelligente e cittadino onesto non vi stupirebe se anziché tengtare la fuga per i tetti come farebbero i più, rispose: "Toh, esiste ancora la legge in questo fotturo Paese? Ma che la si accomodi, prego". Quando il capitano Nero, toltosi il berretto con la fiamma fedelissima e gentilmente rifiutato il caffé si fu seduto sul divanetto di fronte al suo, il professore lo osservò con simpatia: "Dei carabinieri , poi! Mi sono sempre piaciuti i carabinieri. Peccato che da qualche anno a questa parte siate sempre in ferie" Il capitano per etica professionale non potè spiegargli che altroché ferie, benché con scarsa benzina correvano qua e là, di solito invano poerché depistati dai servizi segreti o direttamente dal ministero degli interni. Alla domanda "A che devo il piacere?" l'Ultimo dei Mohicani della Legge rispose: "Ecco, a prescindere dal resto, mi tolga una curiosità: ma come faceva ad essere certo che quello non sarebbe piombato a testa in giù nel giardinetto? " "Beh, in fondo la scienza è fondalmentalmente osservazione, dovrei dire interrogazione della natura ma basti l'osservazione: avevo ben visto che quello aggrappandosi alla doppia fune del montacarichi si era assicurato l'opposto capo alla vita, anche se non potevo prevedere che l'avesse fatto con tale malagrazia che il nodo gli scivolò al piede. Ma mi dica lei, piuttoosto: come altrimenti avrei potuto impedire il crimen, come mi pare diciate,ovvero lo svaligiamento d'un qualche appartamento se non avvertendolo che era, come dire, sotto osservazione? Potevo forse attaccarmi al telefono, chiamare i CC, dire loro accorrete che stanno per svaligiare l'attico di fronte a casa mia? Quando mai sareste arrivati?" "Beh, probabilmente mai. A parte il fattlo che rarissima mente quasi nessuno ci segnala qualcosa, dato il costume che 'Chi non vede il ciel l'aiuta, non le avremmo creduto mai. Ma anche lei, mi scusi, come può credere che dei pallocini gialli valgano come denuncia all'autorità?" "Ma io non ci cfredo affatto, semplicemente faccio il mio dovere" Nero quasi l'avrebbe abbracciato, se fosse lecito ad un ufficiale dei CC abbandonarsi a queste affettuosità. 'Uno che fa il suo dovere semplicemewnte per fare il suo dovere!", pensava se ne fosse persa la semenza. "Ma come mi avete beccato?" chiese curioiso il professore. "Beh, dapprima studiando i venti, in questa stagione soffiano SSW, poi..." "Oh, scientifici - commentò lieto il professoree - non credevo che in questo Paese ci fosse ancora qualcuno che si interessa di scienza. Beh - aggiunse il ragazzo - però devo dire che mi sono proprio divertito". "Divertito? e me lo chiama gioco? quando ho recuperato la denuncia di quel maxi evasore sedicente residente in Svizzewra, mi ha incuriosito la faccenda della Suv, ho fatto il giro dei carrozzieri ed ho scoperto altri cinque fuoristrada straziate da graffi . Merito suo, immagino". "Mi fa piacere. A me a dir il vero mi ha fatto più schifo quello delle vallette, l'ha saputo?" "Beh, non da lei, comunque sì, per altre vcie, diciamo.Ma sa, questo è una sorta di sport nazionale, appena uno carpisce una qualche carica sufficientemente importamte, si fa le vallette. Conosce quel proverbio del pesce che puzza...no?" "Beh, non amo il pesce, alla mia età poi, meglio il petto d pollo. Ma allora per quale reato è venuto ad arrestarmi?" "Ma quale reato! Pensavo anzi che il proprietario dell'attico che lei ha salvato dal saccheggio avrebbe offerto una ricompensa. Ma già, quelli degli attici, salvo lei, si capisce.... No no, nessun reato, figuriamoci, una freccetta, roba da bambini, d'avvertimento poi! "Veramente, sa, mi sono reso conto che ormai, alla mia età, non sono più un ragazzo. Mi diverto di più con le Silver Jet Pellets. Ho una Air Rifle molto bella, ora gliela prendo: guardi qui, che canna lunga, e che impugnature, vera radica turca. Ovviamentre l'ho modificata, sa, ho qualche abilità manuale, ho molto rafforzato la pompa". Il capitano Franco Nero già antimafia ora deviato dai Servizi segreti, guardò, soppesò, ammirò: "Mai visto niente di più bello.E così equlibrata, poi. Ma scusi, potrei provare?" "Ma si figuri - lo invitò il professore - Ma venga venga in terrazza, da quest'attico di obbiettivi non ne ha che da scegliere". L'altro non ebbe molte incertezze: "Quel lampione lì di fronte, ovviamente. Che bellezza, mi pare d'esser tornato ragazzo". Mirò, centrò, ricaricò', chiese: "Posso nuovamente?" "Ma si figuri, ne ho una scatola nuova nuova, Air Silver jet, guardi che roba!" ,

 

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Published on e-Stories.org on 28.12.2010.

 

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