Mauro Montacchiesi

PeGioFa

PEPPE RENZI

 

Romano de Roma, per l’esattezza orgogliosamente Monticiano, già, perché il Rione Monti è il 1° rione di Roma e lui era di nove generazioni di romanità verace e autentica. Sembra di vederlo ancora passeggiare, Peppe, tra i negozi vintage, le gallerie d'arte, gli atelier e i wine-bar che folkloristicamente intarsiano l’atmosfera vivace ed il fascino chic retrò del Rione Monti, tra le storiche sinestesie della Suburra di Giulio Cesare, sui suoi amatissimi, come lui “Romani de Roma” sanpietrini, tra quei caleidoscopici, dedalici vicoletti che, soprattutto di notte, tolgono il respiro tanta è la loro bellezza. Peppe Renzi ci ha lasciato un immenso, straordinario patrimonio culturale, utopistico da sintetizzare in poche parole, una copiosa produzione segnatamente nel vernacolo e nella rima. Peppe ha divulgato inusitate metodologie ed analitiche esplorazioni nell’ambito vernacolare, ha diffuso la romanità nelle strade e nelle piazze, rendendola comprensibile ed accessibile a tutti. Peppe ha cospicuamente contribuito a meglio far conoscere i grandi della letteratura romanesca. Nell’ormai lontano anno 2008, in occasione del XII Premio Mario Dell’Arco, in quel di Iacchelli, Peppe Renzi mi ha dato una lezione di vita, che soltanto più tardi ho capito e di cui gli sono oggi grato e pubblicamente lo affermo, ab imo pectore, dal profondo del cuore, senza la benché minima retorica di circostanza. E’ anche grazie a lui, soprattutto grazie a lui, se oggi siamo qui, se oggi sono qui. Mi è sembrato di rivedere i conflitti che avevo con mio padre, Romano de Roma, Trasteverino di via della Scala. Peppe Renzi, ovvero un Uomo, un Artista che ha consacrato la propria esistenza alla ricerca della continuità del più verace vernacolo romanesco da trasmettere nella Storia della Letteratura.

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ER BELLI

ER Poeta de' Noantri

(Portato di ricerca documentale - Fonte di riferimento: wikipedia)

Riflessioni sulla sonettistica del Belli

 

Indefessamente, dall’inizio della sua avventura letteraria fino alla fine, G.G. Belli produsse poesie in lingua italiana, di incidenza topica su quella che sarà poi l’opera omnia vernacolare, di questa rivelandosi inesauribile linfa tematica e vibrante stimolo poietico. La sonettistica dialettale del Belli è nel contempo masterpiece letterario ed apogeo dell’estetica romantica. Sempre permeato di inquietudine, di ansia, sempre teso ed impaziente, non di rado irascibile, negli anni maturi financo scontroso, bacchettone, catone cavilloso, ortodosso zelatore di quel papato di cui, nondimeno, tramite i suoi sonetti aveva così icasticamente rimarcato le mende. La vita privata del Belli ed il suo messaggio poetico possono essere considerati un originale ossimoro, identificabile in un aforisma catulliano:

 

“castum esse decet pium poetam ipsum, versiculos nihil necesse est”

“il poeta deve essere casto, ma non necessariamente i suoi versi”

(Catullo: Carme 16)

 

Il Belli-Poeta si prefisse palesemente un impegno probante e veritiero circa il temperamento, la natura, le peculiarità etiche, ideologiche ed antropologiche della plebe romana dell’epoca. Culturalmente la sua produzione vernacolare è una tra le più rilevanti pietre miliari del realismo romantico italiano, un lirismo vigoroso che si contrappone all’estetica arcadica distintamente forbita, ed il Belli riesce a farlo evitando la superficialità, l’indeterminatezza, le retoriche chimere in cui erano incappati numerosi poeti romantici della penisola. Liricamente, i sonetti belliani, sono un’iconografia letteraria ben amalgamata e compatta, quantunque distribuita in un rivolo di immagini e di episodi. Iconografia letteraria di una dilezione spirituale, ma aspra, per Roma, per le sue ricchezze architettoniche, per la sua plebe, per le sue tradizioni. Un’iconografia letteraria caratterizzata da un’interpretazione amareggiata della collettività umana da un lato e dell’esistenza difficile da un altro. Sia la collettività sia l’esistenza sono continuamente ideate, immaginate come avversarie reali o virtuali, da sopportare con stoica sopportazione pregnante di malinconica compassione nei confronti di sé stessi oppure da combattere attraverso un’inflessibile parodia riverberante di impudenza annichilante. L’afflato vernacolare del Belli comincia a spirare sul finire degli anni ’20 del XIX secolo, fino ad attingere il climax negli anni ’30 e ’40, sia a livello qualitativo sia a livello quantitativo, miniando analiticamente, plasticamente, l’humus demologico dell’Urbe, come da lui osservato, considerato. Prima del Belli c’era stato qualche “aspirante” poeta vernacolare, ma senza portato di rilevanza. Il Belli, ergo, è il demiurgo primigenio dell’estetica lirica romanesca, di cui coniò anche un’ortografia sui generis, specifica.

“Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma”

(Giuseppe Gioachino Belli)

 

Un monumento di 2279 sonetti, un’opera “pittorica” di ciò che manifestava il volgo capitolino, di cui divenne aulico e nel contempo rude, ma autentico esegeta. Perfettamente consapevole del suo ruolo, il Belli parafrasò i modi di dire del popolano, proprio come da questi quotidianamente esternati, privi di fronzoli, privi di manipolazioni linguistiche, e del popolano sempre rispettando le anastrofi sintattiche, le aferesi (es: “sto” per “questo”) e le apocopi (es: “campà” per “campare”). Direttamente dal popolo il Belli, dunque, codificò regole grammaticali vernacolari limitatamente inerenti a quello spazio temporale, storico. Su una genuina tavolozza intarsiata di folkloriche cromie, il Belli magistralmente, fedelmente traspose l’etica-non etica ed i fermenti teologici dei suoi concittadini, edificando così un tableau-vivant non trascurabile, verace, a condizione di non anatemizzarlo soltanto ed esclusivamente per partito preso.

“Non casta, non pia talvolta, sebbene superstiziosa, apparirà la materia e la forma, ma il popolo è questo; e questo io ricopio, non per dare un modello, ma sì una traduzione di cosa già esistente, e, più, lasciata senza miglioramento"

(G.G.Belli)

Ma la riproduzione fedele del popolo quirite non obnubila il carattere della Musa, che fu inconfutabilmente uno tra i più sommi poeti di quel fenomeno letterario oltralpe chiamato Verismo. E’ inderogabile indugiare, speculando, sull’aura culturale germinata nella Penisola a posteriori della Rivoluzione Francese. Evidenziandosi così come la poetica belliana intrecci i propri rizomi con quella del meneghino Carlo Porta, che lo influenzò sensibilmente. Nella figura di Carlo Porta, G.G. Belli intravide e recuperò tutto il suo pathos, che lo veicolò verso dettagli definiti e distinti, verso la burla scurrile, verso la descrizione schietta delle opinioni e degli impulsi popolari. Da considerare, tuttavia, che nell’ambiente ambrosiano il vernacolo del Porta fluiva senza restrizioni, mentre quello del Belli, in ambiente papalino, era a rischio e diffuso esclusivamente in qualche ambiente salottiero di una certa tolleranza e riservatezza. L’estetica lirica di Carlo Porta fu di cospicuo impatto su G.G. Belli, il quale ammise che alcuni suoi primi sonetti trassero afflato stilistico-letterario proprio dal Porta, trasponendo l’ambientazione Milano-Roma. Ma il Belli ben presto si sveste del paradigma portiano e la sua ars inveniendi inizia a gettare le fondamenta di quello che diventerà poi il monumento alla plebe di Roma, capolavoro che lo stesso Belli, successivamente, descrisse come dramma. Un dramma vasto e vigoroso, al cui interno riverberano grida di sdegno e di scarsa fiducia. Grida che lacerano il cuore. Grida ove la fede vacilla, è a rischio di repentina deflagrazione, fino a tracimare, verosimilmente, in intollerante esaltazione. Dramma, grida di un popolo romano che, forse ancor privo di una vera coscienza identitaria, vive le turbolenze degli anni ’30 e ’40, in una commistione di derisione e di disincanto, preludio, comunque, alla metamorfosi che avverrà con la Presa di Porta Pia. Con i suoi sonetti il Belli, di fatto, è un cronista che “intervista” il popolo, ne riferisce le opinioni, le espressioni, i giudizi e tutto ciò, comunque, cercando di rimanere defilato il più possibile dal contesto lirico. La dimensione umana del Belli, tuttavia, è permeata di un’inquietudine pressoché sempre mimetizzata dal sorriso, inquietudine che funge da cupa cornice della dimensione plebea, cachet distintivo della poetica belliana. Poetica, di conseguenza, distruttrice ancor più che edificatrice, nondimeno energica e veemente, rutilante di cromie, palpitante di enfasi e di inflessioni che le conferiscono grande fascino estetico. E’ una poetica emozionante, di perplessa riflessione su un’umanità in ambasce. E’ patente in che modo G.G. Belli sia stato peculiarmente centripetato dal ruolo topico della parola, in quanto portato delle capacità basilari della ragione e medium di transizione dalla percezione alla speculazione. Fu la sua immanente, acuta capacità di analisi che, fin da giovane, lo veicolò verso questo fenomeno. I postulati romantici hanno incontrovertibilmente condizionato il lirismo belliano incentrato sull’autenticità e sull’assunto di una poesia demotica obiettiva, sollecitata dalla realtà di ogni giorno e quindi totalizzante. La natura cronistica, una sorta di acta diurna, è diffusa nella raccolta dei sonetti. L’atmosfera dei più infimi ceti sociali, con il loro lessico triviale, con le loro disperazioni psicologiche e pratiche, con le loro esigenze basilari, con la loro mancanza di cultura, con le loro credenze irrazionali, affascina il poeta, poiché è epifanica dell’esatta contrapposizione all’atmosfera in cui egli vive. Il Belli aborrisce le finzioni e le subdole relazioni sociali, di conseguenza sente un’istintiva attrazione per la realtà primitiva della gente del popolo, quantunque non ne celi mai le pecche. Il popolo romano da l’impressione di essere avvolto da un alone di fatato sortilegio, aspettando un’incombente catastrofe. Il background fiabesco germinato dalla fantasia del popolo, l’inquietudine della morte e dell’arcano che la ammanta, sono afflati romantici che il belli mutua, in quanto consentanei alla sua indole. A verso del delineamento di una società sterile ed individualista, della perdizione e degli errori dell’uomo, emerge, nella poesia belliana, una ferma istanza etica. La bruciante ironia, la ribellione contro l’ipocrisia, l’inopinata categorizzazione di valori morali, il pubblico anatema contro la falsità che sembra gestire la vita quotidiana, sono elementi che confermano l’istanza etica. Nella raccolta dialettale sono lambiti tantissimi argomenti con le loro cromie, la classica e semplice, genuina e istintiva comicità romanesca, la satira rigurgitante di amara bile, l’invettiva caustica contro personaggi e istituzioni, la risata fragorosa, l’irrisione tetra, il dramma esistenziale. Congiuntamente alla considerazione storiografica, nel Belli si fonde la deferenza incondizionata per il veicolo comunicativo adottato, il vernacolo romanesco che, tuttavia, non è un aggregato di idiotismi massificabile con altri particolarismi linguistici diffusi nella penisola, bensì un fenomeno che si assurge a dignità di vero e proprio idioma. Per il Belli il Romanesco è: "una favella tutta guasta e corrotta, una lingua infine non italiana e neppur romana, ma romanesca". Sempre secondo il Belli, il Romanesco è alterazione e contaminazione della prisca calata latina, di esigue potenzialità comunicative e morfo-sintattiche. Il Romanesco, quindi, è avviato ad eclissarsi senza l’apporto di un poeta che ne modelli una longeva caratterizzazione, fino a renderlo veicolo di elata estetica letteraria. I sonetti del Belli rigurgitano di afflato, di modulazioni talora fluttuanti tra favola e realtà, tra parodia e paradosso, esaltandosi nella mordace satira, non di rado oscena, nella visione dolorosa di una società scissa tra ricchi e poveri, tra potenti e deboli, tra integrati ed emarginati.

Exegi monumentum aere perennius.

(Orazio, Odi, III, 30, 1)

 

Il poeta dice d'aver eretto un monumento, con i suoi poemi, che nei secoli sarà più duraturo del bronzo e ne renderà immortale fama e memoria.

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FAUSTO DESIDERI

Presidente Accademia G.G. Belli

 

 

 

PROFILO UMANO

Fausto Desideri è un Uomo dalle sublimi virtù etiche e spirituali. Ha una disposizione naturale a fuggire il male e fare il bene, perseguito come fine a sé stesso. Marcata in lui è la responsabilità deontologica, ovvero il senso del dovere, segnatamente in rapporto a particolari situazioni sociali, all’insieme delle norme riguardanti i diritti. Vibrante e profonda è la sua adesione ai valori spirituali, siano essi inerenti la vita sociale siano essi inerenti la vita religiosa o i movimenti filosofici e letterari. Egli crede in un Essere Supremo ed è scevro di qualsiasi pregiudizio per le differenze di credo religioso. E’Uomo di ottima reputazione e di temperamento amichevole. I suoi caposaldi esistenziali sono l’amore fraterno, la carità e la verità. Fausto Desideri manifesta sempre tolleranza e deferenza nei confronti degli ideali altrui e si comporta con affabilità e benevolenza verso i propri simili. Aiuta chiunque sia in difficoltà. Fausto Desideri si impegna nella società con opere di bene, elargendo contributi o il proprio volontariato. Precipuamente agisce a favore di Ospedali, Istituti di ricerca, Istituzioni per anziani, per orfani. Fausto Desideri interagisce moltissimo con la società, perché si trionfino i valori della Libertà, dei Diritti Civili e della Verità. Questo costante impegno produce una tensione evolutiva verso i più elevati valori morali . Il suo più grande anelito è quello di creare un tempio universale che aggreghi l’intera Umanità in un etra di Amore e di Armonia. Fausto Desideri lavora molto su sé stesso, con finalità l’evoluzione, la sublimazione dello spirito, anche attraverso catartiche meditazioni, riflessioni ed approfondimento dei valori etico-estetici e morali universali. E’ instancabile nel diffondere il pensiero positivo, indirizzando finalizzando questa sua iniziativa all’ottimizzazione dello stato di condivisione dei principi etici e filantropici, anteponendo l’Umanità a sé stesso ed auspicando di essere lui stesso un valore aggiunto nella crescita spirituale degli altri. Crede in un Creatore, non pone limiti alla ricerca della verità, il suo concetto di fratellanza è aperto a tutti gli uomini (di ogni nazione, razza e credenza), lotta contro l'oscurantismo in ogni sua manifestazione. Fausto Desideri, sensibile agli aspetti filosofici e sociali del mondo, è a favore della libertà di religione e di pensiero politico. E’ paladino della libertà dell’uomo, della dedizione alla patria e della fratellanza universale. Modello da seguire, è un eccelso modello di “cittadino del mondo”!


Prima est eloquentiae virtus perspicuitas.

Prima virtù dell'eloquenza è la perspicuità. (II, 3, 8)

Quintiliano

 

Maièutica s. f. ([dal gr. μαιευτική (τέχνη), propr. «(arte) ostetrica», «ostetricia», der. di μαῖα «mamma, levatrice»]. – Termine con cui viene generalm. designato il metodo dialogico tipico di Socrate, il quale, secondo Platone (dialogo Teeteto), si sarebbe comportato come una levatrice, aiutando gli altri a «partorire» la verità: tale metodo consisteva nell’esercizio del dialogo, ossia in domande e risposte tali da spingere l’interlocutore a ricercare dentro di sé la verità, determinandola in maniera il più possibile autonoma. (http://www.treccani.it/vocabolario/maieutica). Ed è questo che Fausto fa (affermazione estremamente soggettiva di chi scrive). Fausto è molto sottile, estetizzante, sul limes de bizantinismo dialettico, quando preterisce (vale a dire quando glissa, omette, passa sotto silenzio assunti, tematiche topiche). Fausto è uno psicologo, dotato di potente insight (FREUD). In psicanalisi, in psicologia, la capacità di vedere dentro una situazione, o dentro sé stessi, quindi, in genere, percezione chiara, intuizione netta e immediata di fatti esterni o interni; questo sign. generico (espresso anche con la corrispondente forma ted. Einsicht) ha acquistato accezioni specifiche in psichiatria e in psicanalisi, per indicare l’intuizione e la consapevolezza dei proprî sentimenti, delle proprie emozioni (i. emozionale) e dei moventi del proprio comportamento (i. intellettivo), ma, segnatamente, rilevare tutto ciò nell’animo altrui. Fausto è genotipicamente anelante di attingere il sublime reame dello scibile universale e, se possibile, esponenzialmente. Non è un neo, bensì il portato del suo DNA curioso. Il suo immmane magistero dialettico-comunicativo è prismatico ed immediato, la sua vis mentis "tracimante"! Avverte, incoercibile, l'istanza di tradurre in realtà tutte le policrome fantasie che gli corruscano nel NOUS, nella mente, una mente trascendente, fuori dall'ordinario. Peculiarmente sensibile, sul limes della medianicità, è una miniera, una fucina di idee! Non ama sentirsi alitare sul collo. Desiderio di volare, di volare ed ancora di volare, corroborato da una buona dose di futuristiche novità. Fausto ha una sorta di radar pivotante, una cospicua percezione, id est capta tutto ciò che gli prilla intorno. Il suo potenziale noumenico è un apeiron, uno sconfinato archivio cibernetico-informatico di ecumenismo culturale. Per Fausto, la comunicazione è una specie di melica bussola che lo guida tra i dialleli dell'esistenza. In virtù dei rimbalzi della sua comunicativa, vale a dire della percezione che egli stesso ha dell’impatto delle sue parole sulla platea, Fausto effettua frequenti catabasi tra le tortuose latebre del proprio Es e lì assiste al cruento manicheismo, agli ininterrotti conflitti tra i propri Eros e Tanathos (*) che poi centrifuga verso la superficie (reactio) con superlative, dialettiche anabasi, extratemporali, permeate di riscatto e speranza, irradiate da luce metafisica. E' così che Fausto magistralmente emancipa le urla agghiaccianti di un Es relegato in buie segreta (archetipo umano collettivo), ansioso di evadere dalla notte delle emozioni e di reificarsi, ovvero di tradursi nei pragmatici termini dell’esistenza reale. Similmente ai rizomi che si insinuano nelle viscere della terra per dare linfa all'albero, così le catabasi tra i meandri dell'Es, tra i dialleli senza più apparente egresso, tra le buie segreta dove confliggono Eros e Tanathos, per Fausto costituiscono tonica linfa esistenziale, per conoscere, combattere, sconfiggere l'orgoglio e le tentazioni, per convertire tutto ciò in elato, suadente e centripetante magistero comunicativo.

(*) Eros e Tanathos (Empedocle)

Nell'epistemologia psicanalitica di Sigmund Freud, Eros rappresenta la pulsione di vita (creatività), mentre Tanathos rappresenta la pulsione di morte (distruzione). Fausto ha istanza di abiurare qualsiasi inquietudine, qualsiasi diffidenza, per lasciare spazio alla pace, alla fiducia. Calma, naturalezza, semplicità dei sensi, sono questi gli intarsi del suo cammino, in una cornice di bellezza e di amore. Fausto afferma ( e me lo ha detto anche nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, venerdi 20 dicembre 2019) che non ama parlare, che preferisce scrivere. Sarà vero!?

Ovidio

(Heroides, 4, 10)

Dicere quae puduit, scribere iussit amor!

Amore consiglia di scrivere ciò che non osiamo dire a voce!

 

LA POETICA DI FAUSTO DESIDERI

(FAUSTO DESIDERI - POESIE SIMBOLICHE - DAL BUIO ALLA LUCE)

 

Con la sua poetica, Fausto Desideri ha posto in essere un irrefutabile quanto icastico e complesso divenire di sé stesso. La sua poetica sente un messaggio e diventa un messaggio: “Sento l’impaziente/messaggio dell’Universo,/come un mormorio dell’oscurità,/che guida noi pellegrini,/da un passato perduto,/verso un futuro ignoto.”/(Il mio fuoco). Un messaggio che riverbera di esortazione, di monito

contro il depauperamento dei principi morali, un invito a ciascuno individuo a ritrovare misericordia e devozione, un’esortazione ad abiurare l’egocentrismo, l’egoismo, la cupidigia, una sollecitazione all’empatia per le disgrazie altrui. Fausto Desideri postula ideali: “forse accompagnerò gli ideali,/silenziosi e solitari,”/(Domani). Ideali di attenzione e cura benevola tra gli uomini, che possono essere concretizzati soltanto tramite l’emancipazione dalle seduzioni consumistiche e dalle catechizzazioni sovrastrutturali. Soltanto così si possono creare i tempi e gli spazi, deflegmati da qualsiasi impurità, per la catabasi nel proprio es, per indagare negli anfratti più reconditi della propria essenza, senza rimanere intrappolati nel nulla: “fino alla frontiera dell'io/senza perdersi nel nulla.”/(Domani). E dalla frontiera dell’Io riemergere, risalire e per patria avere il mondo e la sua essenza, uomo nuovo, arricchito, ma ancor anelante, per meglio comprendere il futuro, in un afflato metafisico, di conoscenza, scienza e coscienza: “Capir vorrei il linguaggio del futuro,/per patria avere il mondo e la sua essenza,/al di là della vita e della morte,/tra conoscenza, scienza e con coscienza.”/(Lo studio). Nondimeno è necessario librarsi in alto, oltre la dimensione fisica, che ci limita, che ci interclude una più ampia visione, realizzabile soltanto con l’aspetto ontologico dell’essere umano, l’unico che ci può essere d’ausilio nel discernere il manicheismo buio-luce: “Ma poiché l’uomo ricomincia piano piano a viaggiare, con tante buone intenzioni nella bisaccia, che pare però bucata, è una guerra senza fine. Io non so, però, se quel viaggio verso ogni nuovo suo sviluppo, parte dal buio per andare verso la luce o se parte dalla luce per andare verso il buio. Io non so se questo momento dell’evoluzione umana è verso la luce chiara o verso il buio più nero.”/(Dalla premessa dell’autore al testo “Dal buio alla luce”). La poetica di Fausto Desideri è un iter mentis ad deum, una ricerca della luce di Dio, di Dio: “Cerca la luce prima o poi la trovi,/cercala dentro di te, è la migliore/è lei l’ombra di Dio se sta nel cuore/che ti può far compagnia anche tra i rovi.”/(CERCA LA LUCE...). La Poesia è uno strumento per mezzo del quale il Poeta auspica una resurrezione, dando voce alla ricerca ed alle eco dell’anima, invocando l’anima: “Senza mai guardare indietro,/anima mia,/tu và, vola, nuota, ardi/su terre senza confini,/su terre sconosciute,/su terre desolate/e spargi a piene mani/sogni e desideri:spiriti muti del tuo mondo.”/(LA BILANCIA DELLA VITA). Il Poeta auspica una resurrezione, con l’intento di incontrare e di divulgare valori infinitamente grandi e preziosi: “Vero tesoro era per l'uomo il cuore,/ora è una pietra di colore nero/pietra che non ha più un valore vero.”( NEL DESERTO DEI VACUI SENTIMENTI) – “Portare questo messaggio/ha dato valore al nuovo viaggio.”( HO VIAGGIATO) – “Il libro pure è colpito da un raggio,/che alle parole dà forza e vigore/ed alla conoscenza il suo valore,/rendendo più chiaro al viandante il viaggio.”/( PENETRA IL SOLE NEL TEMPIO DEL SAGGIO) . Valori che non hanno né principio né fine, vale a dire mutua considerazione, autodeterminazione, consapevolezza franca da coercizioni, discernimento svincolato da aberranti condizionamenti. Con la sua poetica, Fausto Desideri si lascia trasportare dalle onde imperscrutabili dell’esistenza, di cui è allegoria il mare, in quanto acqua, che è vita: “Stringiti a me e guarda/il cielo e le sue nubi,/la terra ed i suoi monti,/il fuoco e le sue scintille,/il mare e le sue onde./Insieme così toccheremo la gioia,/baceremo la felicità per il domani,/odoreremo le nostre anime.”/( VITA). E dalle onde imperscrutabili dell’esistenza si lascia trasportare, fino a rimodellare la propria interiorità, fino a sperimentare, transitando per abrasioni psico-animiche, la gioia ineffabile del deserto non più deserto arso, divenuto universalità di ardente amore: “Così il deserto non è più deserto arso/ed anche le oscure nubi/portano la gioia,/le lacrime sono di felicità: dentro me arde l’amore./E la mia statua fredda ed immobile/finalmente s’impossessa di un’anima.”/ (LOGGIA). Fausto Desideri adotta canoni lirici sui generis, preferendo la meraviglia delle impressioni e delle sensazioni: “fermati nella mia stanza,/e tra un respiro e l'altro/gustati le sensazioni/che intorno a me vagano.”/(SEGUIMI). Meraviglia delle impressioni e delle sensazioni soggettive non vagliate in modo razionale e critico, piuttosto preferite all’analisi positivista, come pure il Poeta adotta le figure retoriche, preferite al rigore semantico-letterario. Fausto Desideri, in virtù della sua sottile e vivace, percettiva fantasia, elicita il fruitore delle sue poesie ad annichilire gli stereotipi, a ponderare l’idea di inusitato scenario, di inusitato punto di osservazione, di inusitata speranza da cui riprendere il cammino. “La speranza…/Con lei per mano,/metro per metro,/rinizierai il tuo cammino,/alla scoperta dell'eternità.”/( PRIGIONIERO). Fausto Desideri platonicamente ricerca la vitalità della natura nella sua totalità, assimilata ad un unico organismo vivente, conflato di amore e di armonia, attraverso l’oggettivazione lirica della propria essenza, la poesia: “Amo e amerò fin l’ora dell’uscita/quello che diventa una poesia/e tutto quello che crea armonia.”/( AMO...). Ricerca il principio eterno unificante da cui prendono forma i singoli organismi, i quali, pur articolandosi e differenziandosi ognuno secondo le proprie caratteristiche singolari, risultano nondimeno vincolati tra loro da una tale comune Anima universale, che è Armonia, quella universale: “L’eternità …/‘Nà sola amica cià che tutto move:/se chiama Armonia, quella universale./Co lei cerca appattà er bene cor male.”/( L’ETERNITÀ). Il repertorio poetico di Fausto Desideri è speranza che risveglia i sentimenti, è ambrosia, cibo dell’immortalità di cui si nutrivano gli dei omerici: “Io sono il sogno notturno/che passando dalle fessure dei cuori/risveglia i sentimenti/e si ciba di desideri e amori.”/( IO LA SPERANZA). Con la sua ambrosia Fausto Desideri nutre i cuori umani, attingendo cacumi di prelibatezza nel vernacolo romanesco, in cui la realtà propria e immutabile delle cose e la schietta autenticità germinano senza tortuosità dall’esperienza di un Uomo che, dopo aver attraversato le fosche lande del non indispensabile e quelle buie della gloria di un giorno, è ormai proiettato in una luminosa eternità, che è l’anima dell’universo: L’eternità è l’anima dell’universo,/è er processo de rinnovazione,/fori da quarsiasi immaginazione/che se tiè drento tutto e gnente è perzo.”/ (L’ETERNITÀ). L’essere umano, sperduta monade, può elevarsi al di sopra del suo percorso terreno soltanto per mezzo della costante ed ininterrotta volontà di conoscenza dell’assoluto, soltanto per mezzo della sofferenza e della fede: “E’ lei che ospita i desideri,/dà forza alla fede del domani,/e che ci mette la volontà nelle mani.”/(SOFFERENZA). La poetica di Fausto Desisderi è epifanica di “amore”, di “armonia”: “Amo e amerò fin l’ora dell’uscita/quello che diventa una poesia/e tutto quello che crea armonia”./(Amo…). L’armonia è condizione (fisica, animica e spirituale) inderogabile di equilibrio affinché l’uomo possa conoscere sé stesso, costruire sé stesso, esser padrone solo di sé stesso, ricercare il Vero ed il Giusto: “Abbandonare in tempo ogni potere,/esser padrone solo di se stesso,/sotterrar la superbia, esser dimesso,/posseder la misura del sapere”./( LE REGOLE DELLA SAGGEZZA). Il messaggio contenuto nella poetica di Fausto Desideri è quello di vivere di impegno, di approfondire continuamente nel proprio animo e in stretta armonia con l’universo: “aver la Verità dentro il paniere,/portarsi la morale sempre appresso,/entrar dentro i cuori col permesso,/approfondire il pensier per mestiere,/non confonder l'essere con l'avere”./( LE REGOLE DELLA SAGGEZZA). La comprensione dell’armonia, in Fausto Desideri, è momento di un atto conoscitivo, di un’esperienza che hanno come fine l’espansione della propria conoscenza: “Ma è lei er maestro perfetto/pe’ capì tutto er mejo della vita./Si la saggezza sta poi co’ lei unita,/diventen dell’azzioni er mejo tetto./E’ lei quer libbro ch’er vive t’acchitta/e ‘ndo la conoscenza è tutta scritta”./(L’ESPERIENZA). La fratellanza, assieme alla libertà, all’uguaglianza e alla tolleranza, rappresenta uno dei caposaldi dell’esistenza del poeta: “Poi quanno er sole more in mezzo ar celo,/tu paga alla capoccia er prezzo giusto,/si der lavoro suo ciai avuto gusto;/e stenni della tolleranza er velo,/si quarche mastro nun ha dato tutto/pe’ fa’ riccoije der campa’ er frutto”.( DOPPO ER TRAMONTO). La fratellanza offre a chiunque la possibilità di trascendere i limiti della propria individualità e di aprirsi al prossimo, per imparare il centro della gente, in una relazione indispensabile per la vita: “Vorrei, togliessero a me questa benda/che mi copre, oltre l'occhi, cuore e mente,/per imparare il centro della gente./Poi accoglier tutti dentro la mia tenda,/spezzando insieme il pane conoscenza,/perché la fratellanza entri in coscienza”./( AVANZAVA NEL SILENZIO). La fratellanza è espressione di universalità e di unicità della vita, di volontà di operare in armonia per lo stesso traguardo: “E finalmente essere/verbo nel verbo,/canto nel canto,vita nella vita./E nel tempio del mio cuore/sposarmi con l’eternità”.( TRA ANTICHI SENTIERI PERDUTI). La fratellanza è controllo dell’intelletto sugli istinti, abbattimento dell’egoismo e dell’inganno, elimina le differenze e ci rende tutti uguali al cospetto del mistero infinito della vita e della morte: “Tu cammini per strade contorte/senza paura neanche della morte;/tu sei serpe che prende tra le spire/d'ogni uomo il presente e l'avvenire”./(Inganno). Armonia, fratellanza, amore, sono la quintessenza, la pietra filosofale della vita di Fausto Desideri, tradotta in sublime afflato poetico, in totalizzante messaggio lirico contro l’ignoranza umana, prodotto del materialismo, che edifica utopistiche barriere e differenze tra esseri dal comune destino finale: “Oggi ch'è tempo dove anche la mia pietra/stilla il liquido giusto, nella mia coppa, il cuore,/oggi è il tempo per fare i sette brindisi all'amore.”/(OGGI). Andata, in quanto catabasi nelle buie segreta della propria interiorità, del proprio microcosmo, ove prendere coscienza e conoscenza, ove ricercare la luce interiore: “Ho la chiave del catenaccio/che tiene chiusi i sogni;/ora questo pescatore di speranza/vuole chiudere gli occhi/per vedere nel suo cuore./Ora vuol navigare con le/vele della Verità/e ricercare la luce interiore,/perché è l'unica non soggetta/ a tramonti”./ (NELL'ORA DELLA SOLITUDINE). Luce interiore da trasformare in armonia per il ritorno in superficie (anabasi) verso il macrocosmo, verso la fratellanza universale: “Tutti gli attimi ha macinato/come chicchi di grano/che son diventati poi/il pane, che la fratellanza/ogni giorno ha spezzato,/per saziarci l’anima/in questo suo andare”./( AVANZAVA NEL SILENZIO). La poesia di Fausto Desideri è una sollecitazione ad osare, a resistere anche quando si cade e bisogna ricominciare tutto daccapo. La poetica di Fausto Desideri, permeata di Amore, nella sua globalità, è una policroma e pedagogica fantasmagoria, è un ordito di sinestesie, un rapido susseguirsi di immagini, suoni, colori che colpiscono vivamente i sensi e la fantasia.

 

 

LIBERO IL SAPERE

 

Libero il sapere tra parole e simboli,

guidi la tua mente verso la ragione,

perché la luce danzi al centro della vita

e le abitudini non siano una prigione.

Così un fuoco scintillante arderà nel cuore,

illuminando il sentiero della libertà;

il mare sarà quello della conoscenza,

da navigar sulla barca della verità.

E potrai seminare nella terra giusta,

quella della Speranza, i sogni, i desideri,

e far volar per il cielo aperto e limpido,

liberi come aquile, tutti i tuoi pensieri.

Quello sarà il tempo che tu potrai vedere,

che tu potrai abbracciare e baciare la gente,

che tu potrai ascoltar la voce del silenzio

ed odorare il profumo del presente.

 

(Autore: Fausto Desideri – Tratta dalla silloge edita “Dal buio alla luce”

 

*

Libero il sapere tra parole e simboli,

 

Libero il sapere, non dogmatico, e non v’è interpretazione data come legge per alcuna di queste parole o di questi simboli.

 

guidi la tua mente verso la ragione,

 

Ergo, il sapere libero, emancipato da qualsiasi sophisma auctorictatis, guidi la tua mente (conduca il tuo compasso) verso la ragione (verso il logos, seconda persona della Trinità, Cristo, Figlio, Logo, Parola, Verbo).

 

perché la luce danzi al centro della vita

 

Perché la luce (coscienza, conoscenza, verità, Dio) danzi al centro della vita (“Io sono la via, la verità e la vita” Commento al vangelo – Gv 14,1-6).

 

e le abitudini non siano una prigione.

 

E gli stereotipi, la non conoscenza, la materia (orfismo) non siano una zavorra, un labirinto esistenziale.

 

Così un fuoco scintillante arderà nel cuore,

 

Agente vivificatore e purificatore per eccellenza, il fuoco è un elemento che eleva tutte le cose ad un grado maggiore di perfezione.

 

illuminando il sentiero della libertà;

 

“Io sono la via <il sentiero> , la verità e la vita” Commento al vangelo – Gv 14,1-6.

 

il mare sarà quello della conoscenza,

 

Matrice primigenia della vita e della rigenerazione, rigenerazione nella conoscenza.

 

da navigar sulla barca della verità.

 

Mare da navigare sulla barca …

“Passa la nave (barca, allegoria dell’esistenza) mia colma d'oblio
per aspro mare, a mezza notte, il verno,
enfra Scilla e Cariddi; ed al governo
siede'l signore, anzi'l nimico mio”

(Petrarca)

 

… della verità.

 

“Io sono la via, la verità e la vita” Commento al vangelo – Gv 14,1-6.

 

Una vita, dunque, da vivere all’insegna della rigenerazione della conoscenza, della conoscenza divina.

 

E potrai seminare nella terra giusta,

 

Un seme è un quantum di energia che attiva un processo. Un seme è l’impulso che avvia il processo e la volontà del Creatore. Il seme è lo spirito stesso dell’Uomo, che avvia il processo di generazione che ha esigenza di acqua (il mare) per avviare l’iter di generazione.

 

quella della Speranza, i sogni, i desideri,

 

La Speranza è la Virtù che consegna la nostra volontà a quella divina che, fluendo essa stessa verso di noi, ci indica le Verità Eterne, che svela come deve essere la nostra completa illuminazione.

 

e far volar per il cielo aperto e limpido,

 

Volare è l’anelito più diffuso ed appagante in assoluto. Questo anelito è classico negli Artisti, desiderosi di fuggire dalla realtà (già lo fanno con l’Arte) ed elevare lo spirito.

 

liberi come aquile, tutti i tuoi pensieri.

 

Possente e maestosa è l’Aquila, superbamente libera nei cieli. L’Aquila, Essere di Luce. Universalmente contemplata come emblema celeste e solare, come condizione spirituale superiore.

 

La catarsi, l’iter mentis ad deum si sta per compiere. L’individuo è uscito dal buio dell’acqua stagnante del suo individualismo e sta per immergersi nella luce dell’acqua vivificante dell’universalità. E’ il trionfo, è il passo finale verso la completezza e la totalità dell’essere, verso l’abbraccio con le stelle, con l’intero creato!

 

Quello sarà il tempo che tu potrai vedere,

che tu potrai abbracciare e baciare la gente,

che tu potrai ascoltar la voce del silenzio

ed odorare il profumo del presente.

 

IL SENTIERO DELL’ANIMA

 

Lungo il sentiero dell'anima,

(Fausto Desideri)

 

Itinerarium mentis (animi) in Deum

 

Sulla scorta dell’estetica teologico-filosofica agostiniana, che trae afflato dalla consapevolezza della propria dimensione di essere umano, della propria intima coscienza spirituale, …

 

“Noli foras ire, in te ipsum redi, nam in intimitate hominis regnat verum.
Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell'interiorità dell'uomo abita la verità.”

Sant’Agostino

… postulato inderogabile per la trascendenza verso la conoscenza e l’amore di Dio, San Bonaventura chiarisce i molteplici gradini di questa anabasi verso Dio: scorgere Dio in ogni cosa del Creato, …

 

lì dove la vita è assorta ad ascoltare la vita,

(Fausto Desideri)

 

… cercare di raggiungerlo addentrandosi in queste cose, percepirlo manifesto in noi e trovare la sua immagine nei penetrali della nostra anima. Adergersi quindi ad una condizione di anagogia, ove i tratti di Dio risplendono di purezza e limpidezza, ove si interrompe qualsiasi dialettica conoscitiva e la mente indugia in sublime “colta insipienza”. E’ questo il momento in cui l’anima, salendo l’ultimo gradino, si fonde con Dio, nella sua estasi, mentre l’essenza più genuina della mente percepisce l’irrorazione ininterrotta della grazia divina.

 

lì dove l'acqua incontra la terra,

(Fausto Desideri)

 

L’acqua

 

Archetipicamente l’acqua è meditazione, percezione, tenerezza, estetica, abnegazione, liberalità, estro creativo, fiducia, carisma medianico, affabilità, delicatezza. L’acqua ha una valenza allegorica molto elevata. E’ emblema di vita, di inconscio e di catarsi. L’acqua è la via obbligata del sentimento, dell’emozione, della sensibilità, della compassione.

La terra

La terra è sostanza, edonismo, pragmatismo, edificazione, ordine, costanza, determinazione, perseveranza. La terra è simbolo di fecondità, di accettazione della vita. La terra è capacità di analisi e di sintesi, indulgenza, cautela, virtù, responsabilità.

L’acqua irriga la terra con le sue emozioni, con i suoi sentimenti, con la sua sensibilità. L’acqua scuote la terra dal suo razionalismo. La terra da struttura all’acqua, riportandola al senso della realtà, recuperandola da mondi immaginari, arginandola con bilanciato materialismo.

 

lì dove l'aria incontra il fuoco,

(Fausto Desideri)

 

Il fuoco

 

Il fuoco è vigore , movimento, passionalità, corporeità, espansività, intraprendenza, estro, leadership, reattività. Il fuoco è energia cosmica, raggiante, stimolante, latrice di calore nel mondo. Il fuoco è individualità, autoaffermazione, potere, coraggio, sfida, entusiasmo, fede, forza di volontà.

 

L’aria

 

L’aria è spirito, fantasia, creatività, parola, elasticità, singolarità. L’aria è metamorfosi, intelletto, compromesso, estemporaneità, rapidità. L’Aria è l’energia dello spirito, è emblema di elevazione. L’aria è il respiro, il soffio vitale. L’aria è libertà, l’aria è indipendenza.

 

Il fuoco scalda l’aria scuotendola dalla sua superficialità, facendo da contrappeso alla sua ingenuità, dando colore e forma alla sua evanescenza. L’aria sfuma e disperde la volontà aggressiva ed impositiva del fuoco, ma ne alimenta l’energia.

 

In un dialogo muto,

(Fausto Desideri)

 

un ossimoro epifanico, pregnante, più eloquente di lunghi discorsi.

 

tu con gli occhi aperti all'orizzonte cerchi tra le tue emozioni.

(Fausto Desideri)

 

L'orizzonte, sul mare (acqua), è il punto in cui confluiscono l'acqua (emozioni) e l'aria. L'acqua, oltre ad essere archetipo di emozione, è anche simbolo di conoscenza, di saggezza. In “Giovanni, 4, 13-14”, l'acqua che disseta per sempre, che permette l'entrata nella Vita Eterna, è il simbolo di una conoscenza che abbiamo dentro di noi. Orizzonte, dal greco horos ("confine"). L'orizzonte è il limite di un’indagine o di un’idea, ciò che compendia qualsiasi cosa entro di sé e restringe un determinato significato. L'orizzonte configura inderogabilmente un limite. Guardare con gli occhi aperti all’orizzonte significa non poter andare oltre un limite. Cercare tra le proprie emozioni significa cercare la conoscenza che abbiamo dentro di noi, l’acqua che disseta per sempre.

 

Cerchi tra la tua travagliata malinconia

(Fausto Desideri)

 

Il significato allegorico di “malinconia” è quello di “colui ch'è sottoposto alle prove”. Un’allegoria in cui un taumaturgo divino assegna le prove da superare per conquistare la “trionfante libertà ”. Durante le prove a cui la vita ci sottopone, la sensazione di desolazione provoca un male di vivere : le notti buie dell'anima. Le prove producono inquietudini che cominciano con il processo di cambiamento di sé stessi: cambiare interiormente per evolversi. La metamorfosi interiore è un fenomeno che si fonde con la sensazione di malinconia, di sconforto dell’anima. Ogni cosa sembra eclissarsi, ma in realtà è un lasciare spazio ad una dimensione più ampia.

 

... petali di ricordi.

(Fausto Desideri)

 

Nel Fiore dell’Apocalisse, i suoi petali rappresentano i quattro elementi della natura (Fuoco, Acqua, Terra, Aria) ottimamente bilanciati.

 

lì dove l'acqua incontra la terra,

lì dove l'aria incontra il fuoco,

(ibidem Fausto Desideri)

 

Questo bilanciamento sta a rappresentare il rigermogliare della vita dallo scrigno dei ricordi, per germinare così l’Armonia.

 

E speri che una invisibile mano prenda la tua mano

(Fausto Desideri)

 

L’anima scende dall’invisibile realtà spirituale,

 

e ti porti ai confini dell'esistenza

(Fausto Desideri)

 

per indurre l’uomo a comportarsi secondo i progetti della vita.

 

per un abbraccio con l'infinito.

(Fausto Desideri)

 

L’uomo capace di risvegliare il proprio cuore, percorrendo il sentiero dell’anima, diventa apostolo dell’umanità, per un abbraccio con l’infinito.

 

E speri che lontano dal fulgore del sole

(Fausto Desideri)

 

Il sole è una forza cosmica, collegata alla mente, all’intelletto, alla razionalità. E’ patente l’istanza in divenire di abiurare, in questo momento, l’anelito di qualsiasi razionalità.

 

sotto il bagliore delle stelle,

(Fausto Desideri)

 

E’ necessario lasciare spazio alle stelle, simbologia di intuizione, di risorse interiori, di voce che viene da dentro.

 

i sogni sulle ali del tramonto

(Fausto Desideri)

 

In silenzio, lasciar volare i sogni, in quest’universo che muta colore.

 

inizino a vagare, tra miraggi lontani,

(Fausto Desideri)

 

E con i sogni vagare, tra policrome anamorfosi di fate morgane, ma parlando alla propria anima, agghindati altro se non della propria anima.

 

alla ricerca dell' armonia universale

(Fausto Desideri)

 

Alla ricerca della centralità dell’afflato tra fratelli. Sentire l’anima di un fratello come parte della propria anima. E per questo:

 

Quod ab alio oderis fieri tibi, vide ne tu aliquando alteri facias.

Panem tuum cum esurientibus et egenis comede, et de vestimentis tuis nudos tege.

Ciò che non vuoi che gli altri facciano a te, tu non lo fare agli altri.

Mangia il tuo pane con gli affamati e con i tuoi vestiti copri i nudi.

Tobiae 4:16-18 Biblia Sacra Vulgata (VULGATE)

 

e che la realtà cominci la fuga da se stessa.

(Fausto Desideri)

 

Tautologica abiura della razionalità in un icastico afflato di romantico esotismo.

 

Speri che...

(Fausto Desideri)

 

La Speranza è la Virtù che fa si che la nostra volontà sia sostenuta dall'azione divina che ci guida alle Verità Eterne, alla nostra perfetta illuminazione, così come la Fede ce le svela. La Speranza è totalmente off-limits se non supportata dalla Fede, poiché è solo la Fede che da la Speranza.

 

in questo teatro delle seduzioni,

(Fausto Desideri)

 

“O voi ch'avete l'intelletti sani, / Mirate la dottrina che s'asconde / Sotto il velame de li versi strani”. Dante Alighieri Inferno IX vv 61-63.

Monito allegorico a far attenzione al teatro delle seduzioni.

 

il cuore inizi un concerto di toccanti melodie;

(Fausto Desideri)

 

Il concerto è allegoria della vita reale. Un’esortazione all’autoanalisi, a tirare le somme, ad analizzare le esperienze vissute per tentare di capire cosa si è appreso fino ad ora e cosa è necessario ancora essere sperimentato ed imparato.

 

con l'anima come direttore d'orchestra

(Fausto Desideri)

 

Il direttore d’orchestra è l’armonia con il mondo, è l’anima in armonia con il mondo.

 

ed il tempo seduto in Platea

(Fausto Desideri)

 

Che cos’è il tempo? Forse un’illusione dei sensi? Il tempo è un invito alla meditazione, una meditazione in platea, tra la gente.

 

ad applaudire l'eterna permanenza dei sentimenti.

(Fausto Desideri)

 

Una meditazione che plaude ed applaude l’eterna permanenza dei sentimenti.

 

... lungo il sentirò dell'anima.

(Fausto Desideri)

 

Per tutto il futuro, eterno “sentirò” dell’anima, dall’alfa all’omega del suo sentiero, del sentiero dell’anima.

 

LA PIETRA FILOSOFALE

 

Secondo Aristotele la Terra risulterebbe composta da quattro elementi: terra, acqua, aria, fuoco.

Oltre a ciò, secondo la cosmologia aristotelica, ogni singola particella di materia presente nell'Universo risulterebbe costituita da un quinto elemento: l’etere. Elemento inalterabile, privo di peso, noto pure come quintessenza. Secondo gli alchimisti l’etere sarebbe il maggior composto della pietra filosofale. La pietra filosofale o lapis philosophorum risana la corruzione della materia. Tra le sue varie virtù va citata la capacità di trasmutare in oro i metalli vili. Essendo l’oro contemplato come un metallo immortale, riuscire a trasmutare un metallo vile in oro significa rendere immortale un corpo mortale. L’oro è simile alla luce, a sua volta simile allo spirito (Dio è luce). Trasmutare i metalli vili in oro significa dunque trasmutare la materialità in spirito. Nella lirica “Il sentiero dell’anima”, Fausto Desideri cita i quattro elementi aristotelici acqua, terra, fuoco e aria. L’etere-quintessenza e la pietra filosofale non vengono direttamente citati, ma la lirica ne è pregnante.

 

Littera enim occidit, spiritus autem vivificat.

Infatti la lettera uccide, lo spirito invece vivifica.

Parole di s. Paolo, nella 2a lettera ai Corinzî 3, 6

 

La frase è talora ripetuta per contrapporre all’interpretazione letterale di un testo, l’interpretazione del pensiero riposto nelle parole. La pietra filosofale, dunque, è l’elemento topico per la trasmutazione dei metalli in oro, emblema di immortalità, di luce, di spirito. La lirica “Il sentiero dell’anima” è ageminata di spiritualità. Nella poesia Fausto Desideri ha trovato la sua pietra filosofale, la sua immortalità, la sua luce, la sua spiritualità.

 

IL SENTIERO DELL’ANIMA

 

Lungo il sentiero dell'anima,

lì dove la vita è assorta ad ascoltare la vita,

lì dove l'acqua incontra la terra,

lì dove l'aria incontra il fuoco,

In un dialogo muto,

tu con gli occhi aperti all'orizzonte cerchi tra le tue emozioni.

Cerchi tra la tua travagliata malinconia

... petali di ricordi.

E speri che una invisibile mano prenda la tua mano

e ti porti ai confini dell'esistenza

per un abbraccio con l'infinito.

 

E speri che lontano dal fulgore del sole

sotto il bagliore delle stelle,

i sogni sulle ali del tramonto

inizino a vagare, tra miraggi lontani,

alla ricerca dell' armonia universale

e che la realtà cominci la fuga da se stessa.

Speri che...

in questo teatro delle seduzioni,

il cuore inizi un concerto

di toccanti melodie;

con l'anima come direttore d'orchestra

ed il tempo seduto in Platea

ad applaudire l'eterna permanenza dei sentimenti.

... lungo il sentirò dell'anima.

 

LA POETICA COME PERCORSO ESOTERICO

(FAUSTO DESIDERI - POESIE SIMBOLICHE - DAL BUIO ALLA LUCE)

 

La poetica di Fausto Desideri compendia in sé una pratica liturgica, un processo, un percorso nel quale il poeta passa da una condizione mentale ad un’altra, non solo liricamente, ma anche come predisposizione verso un iter interiore: “ora questo pescatore di speranza/vuole chiudere gli occhi/per vedere nel suo cuore./Ora vuol navigare con le/vele della Verità/e ricercare la luce interiore,/perché è l'unica non soggetta/a tramonti”./( NELL'ORA DELLA SOLITUDINE). Ogni singola poesia è pulsione di una transizione e, segnatamente, è una singola liturgia di transizione in seno all’intera produzione poetica, icona di una liturgia globale. Il poeta, durante i suoi viaggi lirici, viene purificato per mezzo dei quattro elementi che reggono la stessa sostanza fisica dell’essere umano (Terra, Aria, Acqua e Fuoco), prima di giungere al suo passaggio dalle tenebre alla luce: “Il nostro compito, ognuno con gli strumenti che ha, forse è quello di fare da ponte, traghettando la fiaccola della conoscenza affinché nel passaggio tra le varie ere resti un ricordo, un’idea, una luce che illumini il momento scuro che vive l’anima nel mondo … IO SCRIVO”!.(Da: Premessa dell’autore). La riflessione, in corrispondenza analogica con l’elemento Terra, può, per il poeta, essere contemplata come un viaggio, dal momento che è al suo interno che si attua quella catabasi agli Inferi che si colloca tra la morte esoterica e la rinascita, catabasi nel corso della quale egli dovrà redimersi inderogabilmente da certi suoi vizi profani che renderebbero altrimenti utopistico il seguito del suo percorso: “Il sentiero/che da luoghi profani parte/ed in luoghi sacri arriva/è il sentiero della vita/è il sentiero della pace”./( VIENI, FRATELLO MIO). La riflessione, emblematicamente, avviene nella fredda oscurità dell’elemento Terra. È qui che il poeta avvia il processo di trasformazione su sé stesso imparando a pensare o, meglio, a ri-pensare, guardandosi dentro, aiutato dall’isolamento in cui, di proposito, egli si è relegato: una vera e propria catabasi agli inferi: “Notte e giorno cercai questa presenza;/da quando l'ho abbracciata mi conduce/verso la libertà che lei produce,/verso della saggezza la sua essenza./Veder m'ha fatto dei nuovi doveri,/capir qual è il miglior modo d'usarla/e con la riflessione a me legarla”./(CONOSCENZA). E’ il momento in cui il poeta penetra nell’essenza del proprio io per arrivare a riconoscere e ad emanciparsi dal proprio ego , favorendo la nascita di un sé individuale (l’io personale o il sé stesso). E’ questo il momento della “Visita Interiora Terrae rectificandoque invenies occultum lapidem”, ovvero della visita alle viscere della Terra, seguendo la retta via (attraverso la catarsi) per scoprire la pietra nascosta, la pietra dei Saggi, la Pietra Filosofale: “Ogni cent’anni nasce omo che vale/pe’ la pietra cerca’ filosofale,/e falla diventa’ pietra de vorta”./( L’OMMINI PE’ CAMPA’). La Pietra Filosofale, cioè quella che è il fondamento di certezza che ognuno deve ricercare in sé stesso, per conseguire la condizione di pietra angolare della costruzione intellettuale e morale individuale ed universale. Dal punto di vista liturgico, prima della riflessione, il poeta deve affrancarsi da tutti i propri pregiudizi ed abitudini, tutte le proprie passioni e conoscenze, preparandosi così ad affrontare, con mente libera, il nuovo percorso di apprendimento che lo porterà verso una nuova Luce, la Luce dell’Amore: “Ora so/che il Tempio si costruisce nel cuore/dove c’è la luce dell’amore/per avere e vedere tutto l’universo dentro/il posto più piccolo e più grande/che l’uomo possiede”./(Da: Premessa dell’autore). È infatti necessario che il poeta, rendendosi conto della propria insipienza, si possa preparare al meglio per acquisire la conoscenza. Affrancarsi da tutti i propri pregiudizi ed abitudini, da tutte le proprie passioni e conoscenze, significa affrancarsi dalla corruzione della coscienza: “Mi son perso, ma non era un labirinto:/era il fuoco delle passioni,/era il mare dei piaceri,/era il trono dell’illusione,/era l’aria degli inutili pensieri”./( VAGARE). Questo affrancamento riporta il poeta allo stato di pietra grezza, cioè allo stato della natura, allo stato della iniziale innocenza, scevro di impurità che ne possano compromettere la crescita spirituale. Soltanto allora il poeta comprenderà che ha il dovere di aiutare chiunque si trovi senza mezzi, che ha dei doveri verso Dio, verso i propri simili, verso sé stesso, che ha degli impegni morali, che deve abbandonare le idee preconcette, che deve considerare gli alti valori di uguaglianza: “Anche uguaglianza ovunque si vada,/è parola a cui più nessuno bada,/usata per far mandrie di buoi./Così ci siam persi, più d’una volta,/con la morte abbracciata ad una culla,/è la vita sdraiata in mezzo al nulla”./( L’UMANITÀ). Ma il poeta deve continuare il suo viaggio per perfezionare il lavoro interiore iniziato, per liberarsi gradualmente da tutte le impurità che costituiscono la sua zavorra profana: “Il sentiero/che da luoghi profani parte/ed in luoghi sacri arriva/è il sentiero della vita/è il sentiero della pace”./( VIENI, FRATELLO MIO). L’evoluzione del poeta progredisce attraverso il dominio dei quattro elementi della propria natura. Il poeta rinuncia, in divenire, a tutti i preconcetti della vita profana. Attraverso ogni singola poesia, concettualmente una prova liturgica, il poeta formula il proposito di rinunciare a tutti i preconcetti. È in questo stato di coscienza che il poeta esce dal mondo della riflessione per muovere i suoi primi passi nel piano dell’Aria, che corrisponde a quello delle idee: “Tempo d’uguaglianza è stata, la lotta/dove si è sconfitta la notte del pensiero/dove si è sconfitta la morte delle idee”./( AVANZAVA NEL SILENZIO). Se la Terra quindi, che rappresentava la forma definita nello spazio, può essere definita statica, così ora il poeta si troverà a passare attraverso gli altri tre elementi, definiti dinamici e in cui verrà messo alla prova e reso puro nel bisogno: “Sia però sempre puro il tuo bisogno,/fedele, fino a che verrà il morire,/a quel Dio che vuoi, libero, seguire”./( LA LUCE CHIARA). Dal concreto egli si troverà di fronte a manifestazioni più astratte, dove la ragione, intesa come bagaglio di esperienze e conoscenze del mondo profano, gli potrà essere spesso solo d’impaccio. Proseguendo il suo percorso, il poeta avrà la percezione dell’interazione degli elementi tra loro, cioè la catarsi con l’Aria, concentrandosi sugli atti che sarà chiamato a compiere, purificando i suoi sensi confusi, mantenendo così vigili, in particolare l’udito ed il tatto: “Ora siamo/tempi dove i sensi sono confusi/gli occhi ascoltano/le bocche, odorano/e le mani afferrano solo..”/( ANIME DIVORANTI). L’Aria, che rappresenta l’emblema della vita umana, fatta di passioni, di ostacoli, di difficoltà, di irregolarità del percorso fatto dal poeta. L’Acqua, simbolo della catarsi; quasi un battesimo che possa lavare via ogni bruttura della precedente, profana vita del poeta. Il Fuoco, emblema della passione e dell’ardore che è nel poeta e che deve essere dominato. I quattro elementi rappresentano il cammino attraverso le tenebre per raggiungere la luce. Come un bambino che vede la luce al momento della nascita, così il poeta destinato a nascere a nuova vita spirituale, esce dalle tenebre nel momento solenne della sua iniziazione: “Vedo le mie innumerevoli vite,/che di nascita in nascita/hanno abbattuto frontiere/e seminato speranze,/ma anche cantato futili canzoni/solo per coprire il pianto dei mondi,/fronteggiarsi silenziose e sole”./( IL MIO FUOCO). L’obiettivo del percorso è quello di passare dal caos dell’ animo profano all’ordine dello spirito cosmico, in cui il lavoro di sistematica catarsi del poeta viene sempre retto dalla necessità di apprendere a dominare le passioni, quale unico strumento in grado di renderlo veramente libero. Solo così infatti il poeta sarà in grado di liberarsi dal desiderio di possesso materiale e dal giudizio altrui: “Stiamo consumando tutto, anche ciò che non ci serve, accumulando ricchezze che non potremo spendere, solo per il gusto di possedere, spargendo intorno a noi la morte, nel nome di Dio e della Libertà”.(Da: PREMESSA DELL’AUTORE). Infatti solo l’uomo che domina le passioni sa riconoscersi per quello che è e non per quello che ha. E così il poeta abiura la vita profana per rinascere a nuova vita, quella di futuro pellegrino, itinerante tra la terra ed il cielo, viaggiatore eterno che deve coprire senza sosta il tragitto che va dall’ignoranza alla conoscenza, dall’imperfezione della pietra grezza al continuo lavoro per sgrassarla e renderla sempre più regolare e levigata: “Er maestro che vie’ pe’ spiegà er campà,/se porta appresso quattro strumenti/pe’ lavorà na pietra grezza,/amore, luce, gioia, pace,/e poi pe’ rigala’ a tutti quanti/la saggezza, la felicità,/

la conoscenza e la beatitudine,/cià un canestro: la coscienza”./( ER MAESTRO CHE VIE’). Il suo percorso sarà spesso disseminato di ostacoli che rappresentano altrettante prove. Viaggi che potrebbero anche designare degli spostamenti fisici nello spazio, ma che spesso potranno e dovranno essere anche solo quelli che portano al centro di sé stesso, permettendogli di accedere al proprio cuore: “Penetra il sole nel Tempio del saggio/e le colonne sue avvolge il chiarore;/poi, mentre nel silenzio s’apre il cuore,/si disegna il cammino del coraggio”./( PENETRA IL SOLE NEL TEMPIO DEL SAGGIO).

 

 

 

 

 

 

 

 

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Published on e-Stories.org on 03.01.2020.

 

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