Menina Saudade

Ledueuve - Una lettera d´addio

                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Lisbona, 26 aprile 2019

 

Hey P.,

 

Spero solo che per l’ultima volta tu possa trovare del tempo per me e leggere con calma queste parole. Non si tratta di un disperato tentativo di riprendere i contatti con te. Questa non vuole che essere la mia lettera d’addio, semplicemente il mio modo di congedarmi da te.

Vorrei trasmetterti tutto ciò che mi è rimasto dentro al cuore, vorrei dirti solo che per te ho provato qualcosa di vero e che al tuo fianco mi sono sentita davvero felice.

Inizialmente ho amato semplicemente i tuoi occhi e il tuo corpo, ma presto ho potuto scorgere qualcosa dietro al tuo sguardo. Sono state solo tre settimane, lo so. Ma ho trovato qualcosa in te e non ho potuto che amarlo. Anche quel lato oscuro ho amato in te. Era sempre presente: il tuo sguardo diventa improvvisamente triste e tu smetti di parlare. Non so a cosa tu possa pensare in quei momenti ma di certo sei altrove.

 

Mi ricordo con piacere di tutto ciò che è accaduto tra noi: Dal primo Mc Donalds a lavoro, il panino con i tuoi colleghi, fino al nostro primo vero appuntamento alla cattedrale: la canzone “Le Due Uve”, il vino rosso-bianco e io mi sentivo improvvisamente ubriaca d’alcol e dei tuoi occhi. Poi quel meraviglioso bacio davanti alla cattedrale, e poi solo Amore, e lasagne dopo l’amore, e di nuovo ancora amore. E così via durante i giorni successivi. Per me tutto ciò è stato solo gioia e felicità, semplicemente Amore.

 

Una sera mi hai raccontato di tuo padre e hai aggiunto che allora, a soli 16 anni, eri diventato una persona fredda. Io in quel momento avrei voluto stringerti forte e sussurrarti: “bimbo mio, quanto hai dovuto soffrire! Vorrei sciogliere tutto il dolore che hai dentro e sentirmi libera di amarti.” Ma l’unica cosa che sono riuscita a fare è stato accarezzarti la testa e piangere in silenzio sulla tua spalla. Per tutto il tempo avrei voluto stringerti la mano e abbracciarti improvvisamente. Ma la verità è che avevo paura, paura di perderti. E io credo che quella stessa enorme paura sia stata il mio più grande errore nei tuoi confronti. Avrei dovuto mostrare chiaramente i miei sentimenti. Tu alla fine sei scomparso in ogni caso, ma io a causa di quella paura non ti ho vissuto completamente, non ti ho vissuto come avrei voluto.

Ti ricordi quando mi hai scritto di aver visto un cane finire sotto una macchina? Quel giorno io ho sentito un nodo allo stomaco, ero così tanto preoccupata per te senza neanche sapere il perché. Forse quello era già un segno che voleva annunciarci come tutto tra noi sarebbe improvvisamente svanito nell’aria.

 

Sai qual è il ricordo che più gelosamente custodisco nel mio cuore? Il giorno in cui eri a casa malato mi hai scritto improvvisamente dicendo di aver preparato per noi due casette di peperoni e mi hai del tutto spontaneamente invitato a cena da te. Quella sera sei stato così tenero nei miei confronti: nonostante fossi malato ti sei preso cura di me in maniera molto dolce. Abbiamo visto uno stupido film francese alla tv, abbiamo bevuto un tè insieme e io mi sono addormentata come una bambina – come la tua piccolina – tra le tue braccia. Sei stato così dolce. Tu sei dolce. Questo è il ricordo che ho di te, bimbo mio.

 

Ho amato tutto di te: l’amore per la tua famiglia, per tua madre, i tuoi fratelli, il tuo nipotino, le tue cagnoline. I tuoi viaggi, la passione per i graffiti, e anche per le Haribo, Vidal, il film “Cidade de Deus”, João, José, Jesus. Anche “Il Signore degli Anelli” ho amato attraverso le tue parole.

 

Ovviamente sono consapevole che ognuno sente a modo suo e sicuramente quei giorni per te avranno avuto tutt’altro significato o magari proprio nessun significato. E io l’avevo pure accettato. Ho pensato alle tue parole, a quando mi hai detto che in Svizzera guadagnavi tanto ma non eri felice. Tu qua cerchi la tua felicità e io semplicemente non ti ho reso felice. Sì, è così, e nonostante la nostalgia che provavo, avevo accettato questo pensiero.

 

Finché non sono venuta a sapere che avevi iniziato una nuova relazione là dentro, proprio con un’italiana, del mio stesso gruppo di lavoro, un paio di giorni dopo che avevo lasciato quel lavoro, mentre ancora non facevo che pensare a te, senza neppure esserti congedato da me. Solo un ultimo messaggio qualche giorno prima: “Buongiorno piccolina”.

Mio Dio, P. È stata una pugnalata al cuore! È davvero troppo! Può solo significare che io non ho avuto alcun significato per te. Può significare solo che per te altro non sono stata che un numero.

Ho sentito che a lavoro vi chiamate fofinho e fofinha. Proprio come chiamavi me. Che originalità!

Tutti sanno di voi, mentre per me la nostra storia era così preziosa che ne avevo parlato solo con i miei migliori amici.

 

Mi avevi detto di aver visto qualcosa di particolare in me. Non era vero niente, è così, P.? Era tutto una gigantesca menzogna! Poco importa che potessimo parlare tra noi in diverse lingue, anche la mia passione per la tua terra e per il Portogallo non facevano alcuna differenza, è così? Sono stata solo un numero per te? D’altronde non ho meritato neppure una parola, solo silenzio e di essere bloccata su WhatsApp. Questo ho meritato da te.

Eri solo un bel corpo o hai anche provato qualcosa mentre dormivo tra le tue gambe e mi sentivo protetta dal mondo? Il tuo cuore ha sentito qualcosa in quei momenti? Avrei giurato di sì, giurerei di averlo sentito!

 

Le storie finiscono ogni giorno e ciò non è affatto un dramma. La separazione è sempre dolorosa quando ami qualcuno, ma fa parte della vita. Ciò che però rimane di più importante sono la sincerità e l’umanità. Non ho meritato alcun rispetto, P? È tutto così triste! E quel dolore rimane nel cuore e anche nella testa. Fa così male!

Ho anche pensato di tornare a casa in Italia. È troppo da sopportare tutto questo! Neppure il nuovo lavoro volevo più. Un lavoro che nella mia testa è da ricollegare a te: quel colloquio l’avevo fatto, infatti, dopo una notte con te, nella tua casa. Mi hai portato fortuna e sei stato anche la prima persona a cui ho voluto dirlo. Eri così felice per me! Eri così dolce! Io so che sei una brava persona.

 

Oggi tutto qua mi ricorda te: la cattedrale, il Cristo Rei, la parola “aber”, il pão de queijo, la direzione del fiume e anche la password sul mio pc mi ricorda di te. Quella password che tu hai sorprendentemente azzeccato al primo colpo: minimirullitrulli.

 

Per te ho provato qualcosa di reale, bimbo mio.

 

Avevo creato per noi un mondo tutto nostro: per noi due, le “due uve”, nella nostra casetta rossa di peperone, sciolti e mescolati nella nostra linfa.

Un mondo solo nostro, in cui poter parlare tutte le nostre lingue: Deutsch, Jeden Tag. Français, lorsque on est en colère. Português, para nos dizermos as coisas mais bonitas e sensuais. Italiano, per dirti le cose che altrimenti non avrei avuto il coraggio di dire.

 

Cosa mi rimane di te? Niente: una maglietta di cui neanche più ricordi l’esistenza. Uno spazzolino che hai utilizzato una sola volta e una pigna di cioccolato, l’unica che quella sera non ti sei divorato e che io molto ingenuamente ho conservato per te. E un cuore in frantumi.

 

Per te ho provato qualcosa di reale, bimbo mio.

 

Mein Leben tauscht ich dafür ein, nur einmal eins mit dir zu sein.

(“Darei in cambio la mia vita , per essere solo una volta, una volta solo con te.” Götz Widmann-Die zwei Trauben )

 

Ti auguro ogni bene.

 

Con Amore,

 

M.

 

All rights belong to its author. It was published on e-Stories.org by demand of Menina Saudade.
Published on e-Stories.org on 22.07.2019.

 

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