Gabriele Zarotti

Arte o non Arte. Questo...

Nessuno può spiegare come le note di una melodia di Mozart, o le pieghe di un panneggio di Tiziano producano i loro effetti essenziali: se non lo senti, nessuno può fartelo sentire. 

( John Ruskin )

 

        Una delle parole più difficili da definire credo che sia “arte”. Arte. Non semplicemente come mestiere, abilità tecnica, ma come capacità di suscitare - attraverso tecniche e forme espressive diverse, motivazioni stravaganti, punti di vista inaspettati, talento e genialità  - emozioni pure. Non mediate. Più o meno intense. Più o meno profonde. Più o meno durevoli. In parole povere: arte come capacità di far vibrare nell’uomo le corde meno razionali. 

        E adesso veniamo alle opere di Christò. Sgarbi si è pronunciato per il no. Non è arte,  pare abbia detto dall’alto della sua cattedra. Ed è senza dubbio un parere di cui tener conto. Perché, al di là della sim/anti/patia che suscita l’uomo, trattasi di persona qualificata. In ogni caso il suo è pur sempre un parere. Non una sentenza. Anche tanti non addetti ai lavori si sono espressi per il no.  Ma in loro il giudizio di merito spesso si confonde col giudizio di gradimento. 

        Io non mi sono mai appassionato alla Land Art, ma al contrario di Sgarbi, dalla mia bassa scrivania, direi sì. Quella di Christò è arte. Grande? Non so. Ma credo che le sue opere trasmettano qualcosa. E non solo a pochi discepoli. D’altronde, anche quando si parla di vera arte, che sia pittura o scultura, astratta o figurativa, prosa o poesia,  musica classica o leggera, ognuno ha i suoi gusti. Mica a tutti piace Brahms.

        Ma nel definire cos’è arte, parlo sempre a livello di non addetti, secondo me un elemento fondamentale è la prova  “soglia” ( come passaggio attraverso ). Di fronte a un’opera vi  sentite attratti?  Tirati  dentro? Sedotti? O, magari,  turbati? Se si, siamo gia a buon punto. Avete varcato la soglia. Perché non basta che un romanzo sia scritto bene per dire che ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte. O che un quadro sia bello perché abbia valore  e ci coinvolga. Non basta frequentare Scuola Holden , Brera, o il Conservatorio per diventare artisti

        Ogni vera opera d’arte ha un’anima, un’energia interna tutta sua.  Unica e Irripetibile. Qualcosa difficilmente definibile e riducibile in  parole, che a volte grida, a volte  parla, a volte sussurra, a volte allude, a volte ammicca. E la capacità di sentire,  percepire, o entrare in sintonia con tutto questo, non dipende dal livello culturale di chi guarda, legge, o ascolta, ma dalla sensibilità di ogni individuo. Di fronte ad un’opera, chiedetevi soltanto se vi ha destato meraviglia o mosso qualcosa dentro. Se vi ha fatto provare piacere, stupore, orrore, rabbia, disgusto. Il Grido di Munch non vi trasmette certo gioia. O godimento. A meno che non siate masochisti. Dall’opera d’arte possiamo aspettarci di tutto, ma non che ci lasci indifferenti. In questo caso non è arte. Potete giurarci.

        Diverso  invece è  formulare un giudizio  critico. Allora serve un palato allenato o, quanto meno, bisogna possedere qualche strumento. Qualche chiave interpretativa. Ma anche in questo caso, attenzione! Ci sono esperti, studiosi e critici d’arte che  hanno una concezione ristretta, conservatrice, aristocratica dell’arte.  E altri  più aperti. Più disponibili al nuovo. D’altronde se così non fosse, che ne sarebbe delle avanguardie? Degli sperimentalisti? L’arte, in quanto figlia della sua epoca, ha una sua mobilità. Un suo divenire. Anche se non è necessariamente un superamento. O un miglioramento del passato. E’ solo un modo di vedere la realtà. La vita. Il mondo. E realtà, vita e mondo cambiano. Perciò l’arte  stessa è soggetta a cambiamenti. Come lo sono i gusti. Le mode.  

        Ma il bello dell’arte, in ogni caso, è che se non mi piace Christò posso sempre tornare a specchiarmi nella Venere di Milo. Se mi confonde Pollock posso sempre rasserenarmi con Monet. Se non sono in sintonia con Pynchon, posso sempre tornare a immergermi in  Asturias. Se non mi piace Wagner posso sempre mettere su I Talking Heads.

        Morale della favola: di fronte ad un opera, liberi di dire di si o di no. Mi piace o non mi piace. Ovvio. Ma prima di osare un giudizio di merito, di liquidarla, sembrasse anche una merda, pensateci bene.  Ascoltate le vostre viscere. Potrebbe essere d’artista.

 

 

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Published on e-Stories.org on 04.09.2017.

 

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