Joel Fortunato Reyes Pérez

LA SPIRALE DELLA VITA E DELLA MORTE.

La spirale della vita e della morte.
 
 Uma guerra é capaz de devastar uma cidade, um estado ou um país, mas não consegue destruir o sonho de recomeçar.
La società umana è la produzione sempre incompiuta, mai perfetta, operata da quegli specialissimi organismi insaturi per quel che riguarda il patrimonio programmatico di natura genetica ma ipersaturi di presenze altrui e di predisposizioni progettuali a fondamento della propria identità. Non possiamo avere mai esperienza della morte, solo della vita; eppure siamo d'accordo che la nostra vita è pienamente umana solo se la pensiamo come mortale, cioè come destinata ad una alterità radicale.  L'oracolo linguistico costituisce un ultimo disperato tentativo di opposizione alla dissoluzione della propria esistenza, della propria capacità di progettare con la parola.    L’anima può giungere solo a contemplare la verità, non a possederla. La scienza non ci rende il mondo comprensibile: ci permette solo di prevedere i fenomeni date certe ipotesi di partenza. Il mondo della scienza è una macchina, che possiamo conoscere ma non capire - perché non c’è nulla da capire.
Non esistono due sole intelligenze umane identiche, come non esistono due esseri umani geneticamente identici, tranne i gemelli omozigoti. (Ma persino due gemelli identici - che sono cloni naturali - sviluppano cervelli diversi già nel grembo materno. Tutti noi conosciamo gemelli che di fatto sviluppano menti alquanto diverse).

Questa posizione qualifica l'attualità singolare dell'individuo non solo nel senso del suo qui ed ora ma anche nel senso del suo possibile attuare trasformazioni del proprio rapporto col mondo. Per il meccanicismo un oggetto globale è sempre scomponibile in oggetti atomici costituitivi. Non parlo naturalmente di un affidamento cieco, ma di una fiducia critica, in cui le indicazioni che vengono dall'inconscio debbono essere sempre interpretate e sottoposte al vaglio critico della coscienza, in un rapporto dialettico tra coscienza e inconscio in cui la coscienza è ispirata e vitalizzata dall'inconscio, mentre l'inconscio è moderato e riportato continuamente al confronto di realtà dalla razionalità critica.
Questo affidamento alla potenzialità ispirativa, rigenerativa, risanativa inconscia è certamente un tipo di fede, è la fede laica o filosofica, cioè una fede critica, in contrapposizione alla fede acritica, al "credo quia absurdum" della religione. Tutto il tuo discorso è attraversato da un'ambiguità - che immagino voluta - secondo cui da una parte la pienezza dell'origine va rigettata come mito, illusione, ma dall'altra in qualche modo essa va anche presupposta, perché senza il presupporla diventa impossibile pensare un'origine come al contrario separazione già da sempre avvenuta.
Qualcosa di simile forse avviene proprio per la metafora visuale o per quella estatica: passando inosservate esse hanno operato in profondità nella costruzione della nostra concettualità, agendo dentro di essa. Il nostro cervello non è la manifestazione fenotipica del nostro genoma, e nemmeno di un programma-mente che esula dalla storia della specie umana, ma il prodotto mai finito di un'evoluzione che va avanti nel corso della nostra stessa vita.
Gli sviluppi della nostra mente - e in generale, gli sviluppi del pensiero e della cultura umane - sono quindi ampiamente imprevedibili. In effetti, il nostro cervello non è un'unità ma una popolazione, sottoposto quindi alle trasformazioni a cui le popolazioni animali e vegetali sono sottoposte.

La qualità instabile, precaria, transitoria di questi elementi connettivi viene per lo più occultata dall'uomo, che necessita di utilizzarli come orientatori certi della propria esistenza (nel difetto delle certezze filogeneticamente trasmesse). Questa necessità si esprime attraverso il concepimento dell'Assoluto, dell'Universale e di tutte le categorie ad esso correlate, e attraverso la simultanea dimenticanza che tali concetti sono stati una volta concepiti dall'uomo stesso. Questo concepire l'Assoluto e simultaneamente dimenticarne la natura concepitiva per attribuirgli il significato di una cosa-in-sé, di una datità oggettiva in cui dover credere e a cui dover ubbidire è una contraddizione radicale che informa la più intima compagine culturale dell'uomo. Quindi, il pensiero è pensiero di qualche cosa, la mente opera su qualche cosa, ecc.
E il soggetto non è una monade ma sempre in situazione. Al contrario, il mondo è ambiguo ed interpretabile in modi diversi, a seconda delle caratteristiche e delle necessità adattative di ogni organismo. La categorizzazione percettiva e la generalizzazione sono perciò relative ad un dato organismo e ad un dato ambiente, e hanno luogo tramite un processo di variazione e selezione.  Il fenomenologo non spiega le cose soggettive come oggetti (meccanici), ma comprende i soggetti come Esserci, cioè come esseri che sin dall’inizio sono già gettati nel mondo.
Ci possiamo rappresentare la fede laica in una posizione intermedia tra fede scientifica e fede religiosa. La fede scientifica è quella del razionalista che sopravvaluta le possibilità della conoscenza, pretende di avere nella ragione l'unica guida. Ogni tempo si crea le sue forme culturali, il nostro ha questo compito come ogni altro tempo ha avuto il suo. Si è così visto che le categorie di colore, per esempio, non presentano confini netti (ad esempio, alcuni chiamano rosso ciò che altri chiamerebbero arancione o viola).
La conoscenza degli elementi di una categoria si struttura spesso intorno ad una categoria di base, vale a dire attorno ad elementi che si ricordano e si immaginano con più facilità: si è così visto che per la gente "cavallo" è una categoria di base, ma non "quadrupede". Ma forse siamo d'accordo se ammetti, con me, che questo piacere nasce non dal nostro confrontarci con la non-originarietà e contingenza del reale, ma dalla titillazione voluttuosa dei nostri pregiudizi metafisici, nei quali, malgrado tutte le nostre emancipazioni, ancora sguazziamo, e dai quali succhiamo piacere. La scienza quindi non va più vista come uno specchio, che diventa col tempo sempre più fedele, della natura, ma come quel che l'esperienza ha via via lasciato vivere delle ipotesi metafisiche a cui gli scienziati fanno appello per interpretare il mondo.
La visione del mondo impostaci dalla scienza moderna è quel che oggi è sopravvissuto e si è riprodotto delle nostre metafisiche, chimere, sogni ad occhi aperti, passioni e amori. La scienza non abbandona la metafisica ma sancisce il successo di una determinata metafisica, selezionata per la sua forza predittiva.

Chiediamoci allora come può nascere una struttura associativa minima di questo genere. Perché una associazione tra due o più persone nasca e si mantenga, occorrono due cose: interesse e impegno. L'interesse naturalmente viene prima, perché l'impegno può reggersi solo se c'è un interesse, ed è proporzionale a questo interesse. Se i tempi siano maturi per questo, o si debba attendere ancora, non so. Non credo però che rimanga molto tempo. 

 

 

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Published on e-Stories.org on 21.07.2016.

 

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