Mauro Montacchiesi

Psiche e Amore

Quando mi è stata proposta la prefazione di questa opera, pensai ad una facile e semplice interpretazione simbiotica ed empatica come solitamente accade nel leggere un poeta: calarsi nei meandri dell’anima di quel qualcuno che sa mostrare, con maestria o meno, con le proprie esternazioni, le emozioni annidate anche negli anfratti più oscuri, ed è facile. Ci si lascia prendere per mano e accompagnare nelle sue sfere per viverle negli attimi di lettura e poi teneramente abbandonarle, resterà poi solo il sapore dell’emozione e forse il ricordo di lontane parole. Questo ho pensato prima di leggere l’opera del Montacchiesi. Ma non è stato così, ho assaporato e gustato la sorpresa di conoscere un autore che oltre ad aprire porte sui labirinti delle sue emozioni, le descrive con un lessico forbito e ben studiato, lessico che concede la completa comunicazione fra autore e lettore solo qualora quest’ultimo sia in grado di entrare nella stessa sfera della materia scritta. Una comunicazione selettiva, ermetica. Il Montacchiesi scrive a se stesso e ogni sua parola è precisa e studiata proprio perché egli vuol dare “estrema risonanza” a quelle emozioni, a quelle visioni, oscurità che altrimenti non avrebbero potenza per arrivare alla luce della poesia. Sì, scrive a se stesso l’autore perché deve scoprire i misteri dell’anima, vuole, deve entrare nei suoi abissi ed esplorarli, prenderne consapevolezza e con essi poi dialogare, ma scrive anche a chi come lui sia capace di viaggiare, lavorare nell’elemento più sotterraneo e buio del nostro essere. Ermetismo ed eleganza certamente, per ben manifestare le bolle di emozioni che serpeggiano nell’interiore e vagando si scoprono, come leggiamo in “un fiore di Venus” che è un canto estremamente complesso per quanto chiaro fotogramma di un pensiero lavorato di una condizione, di una emozione nella condizione. Sono stata risucchiata da questa splendida poesia, rapita, e avvolta dai colori delle parole mi sono lasciata trasportare nei labirinti che prepotenti si barricano fra le righe. Non conoscevo l’autore né ho voluto informarmi su di lui persona o poeta prima di arrivare all’ultima pagina della sua opera, sono rimasta volutamente all’oscuro affinché il mio io, i miei labirinti si coniugassero con i suoi e amalgamandomi alla sua magia, potessi “conoscerlo” e viverlo. Vivere l’anima del Montacchiesi e scoprire la propria, ecco cosa genera la lettura di questa opera. In molte altre liriche incontriamo l’espressione “quando la mente catabasica”, la catabasi, ecco schiudersi l’arcano, l’uomo che materializza il suo sentire vivendolo fin nella essenza e lo trasporta nell’elemento che più lo rappresenta: “la mente che ha percezioni sinestetiche” e nel fondo del proprio labirinto percepisce la botola che si disintegra e precipita (la mente) nel Maelstrom (da “.. di un fiore di Venus”). Ho pensato: perché in questa poesia il poeta specifica il Maelstrom e non una qualsiasi altra definizione di moto centripeto, di violento movimento vorticoso? Sarebbe stato più diretto per il lettore, ma non è così, il poeta vuole che si “viva” pienamente il suo sentire e quindi ce lo offre con l’immagine di questo fenomeno marino della Norvegia perché il suo interiore E’ questo fenomeno che sta vivendo, la morte la vita l’orrore dei propri labirinti, la visione caleidoscopica e la percezione di metazoi nel mistero che apriranno il varco, con la loro presenza, all’annuncio della nascita, la rinascita. La rinascita dopo il viaggio nei labirinti dell’anima. E solo in questo luogo tale emozione è sinergica. Solo il Maelstrom sa chiaramente mostrare cosa il poeta sta vivendo e vedendo nel suo mondo interiore, cosa sta generando nei suoi labirinti. La poetica del Montacchiesi è profonda, è indagine conoscitiva che con il pregio della fluida capacità espositiva ci racconta il visibile e l’invisibile, il parallelismo della vita “fuori” e della vita “dentro”. È un bisogno il suo di coniugare le verità preesistenti e arcaiche con le verità sotterranee, inabissate, ammantate dal buio, e infatti egli varca le soglie delle emozioni per viverle interiormente come fossero giovani feti da assistere e poi partorire, fino ad avere nuove consapevolezze, aperte e nuove visioni di vita a cagione di quelle verità quasi esoteriche nelle quali tanto ha navigato diventandone stesso elemento. Partorendo se stesso nel dialogo continuo e tormentato con l’Abisso e con l’Universo, e con l’ Esoterico. Imponente She’ar Harahamin (La porta della Misericordia), come lampo di luce che sferza gli occhi e intimidisce la coscienza, questa poesia appare come Rivelazione per il lettore e Sapienza dell’autore, egli profeta, visionario, consapevole di verità che sulla propria pelle e anima ha cercato ed esplorato ed ora, completata la ricerca attraverso la parola scritta la offre a noi lettori. I labirinti diventano pura utopia davanti alla Porta della Misericordia. Ogni pagina è grandi tele su cui si affacciano pensieri e stati d’animo del poeta, tele su cui egli appoggia le traviate riflessioni, traccia con burbero tratto il suo nero labirinto, “Una liturgia mistagogica” è una chiara interpretazione del suo desiderio di catarsi dell’anima. In tutte le sue poesie l’anelito della catarsi, di questo bisogno di purificazione, sia esso nei meandri cupi dei labirinti o in “orfici magici strali”, il poeta vuole vivere il completo abbandono la completa sinergia con il se stesso oscuro. Dal canale oscuro e sotterraneo col proprio io interiore il poeta scivola lieve in delicate carezze del cielo (in “emiti elisei” la gloria, l’apoteosi dell’amore solare verso la donna amata). Nei versi dedicati al sentimento d’amore, il Montacchiesi sembra volare e dai movimenti centripeti, vorticosi che nel percorso delle poesie “labirintiche” lo contraddistinguono e che fino ad ora lo avevano involato, si libera e s’innalza e come fascio di luce canta lodi di un sentimento quasi celeste alla sua amata. Bellissima e accorata la sua vena poetica nella piena consapevolezza del proprio sentimento di Uomo, qui non ricercatore dell’ignoto, ma gustatore di sentimenti d’amore, aerei e appassionati. È questa facilità di inoltrarsi nell’ignoto e scivolare nelle budella della terra per poi innalzare canti di luce, e ancora spargere parole di saggezza esoterica che affascina il lettore, il quale afferrato dalle grandi manifestazioni della lettura, resta nella girandola delle potenti emozioni e si inabissa per sentire sapori di plumbeo buio o si eleva in olezzi di petali profumati. Mi dovrei soffermare su ogni lirica tanto è intrigante ogni parola e ogni immagine che entrano nel nostro stesso tessuto leggendole, ma ugualmente non riuscirei a fare un ritratto dell’autore, bisogna immergersi e percorrere con lui quanto sapientemente descrive. Divenire particella del suo sangue e scorrere fra i tessuti della sua interiorità, guardare e vedere con la sua stessa ottica, con lo stesso sguardo del poeta. Con lui io ho percorso i labirinti, che meravigliosa espressione di una visione cosmica! È il labirinto il cordone ombelicale cosmico? Con lui ho sorvolato alti cieli. È il cielo continuità del labirinto-cordone ombelicale cosmico? È un unicum vita-morte-conoscenza-rinascita che il Montacchiesi ci mostra sulle pagine che si dispiegano davanti ai nostri occhi? È saggezza, la saggezza del visionario che ha umilmente accettato di concedere al suo terzo occhio di esplorare ogni anfratto, ogni meandro e di portarlo alla nostra conoscenza risparmiandoci il lungo travaglio della ricerca, Il poeta ci ha regalato con la sua opera la possibilità di entrare in un mondo già da lui esplorato, il nostro mondo. I nostri labirinti nei quali consapevole o inconsapevole vive l’arcana natura dell’uomo. “Ci si lascia prendere per mano e accompagnare nelle sue sfere per viverle negli attimi di lettura e poi teneramente abbandonarle, resterà poi solo il sapore dell’emozione e forse il ricordo di lontane parole”. Con queste parole mi aprivo alle mie riflessioni sull’opera “…”, ma per il Montacchiesi non è così, restano immagini stampate nell’anima, ombre assordanti e parole mute nella mente che inducono il lettore a tenerle nel cuore come stimolo di ricerca interiore personale. Come dono di conoscenza.

(Autrice: Annamaria Vezio)
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* "Psiche e Amore" (Libro Edito Poesie) * Carta e Penna Editore (Alcuni riconoscimenti)
 <01> 1° Assoluto Sezione Poesia Volume Edito * 4a Rassegna d'Arte e Letteratura 2012 "La vela e il mare" Ass. Cult. San Domenichino di Massa
<02> Premio della Cultura * Trofeo "Medusa Aurea" Premio Francesco De Benedetta * Accademia Internazionale di Arte Moderna di Roma * Anno Accademico 2011-2012 * XXXV Edizione * Premio della Cultura, registrato al n° 1/234602 delle opere protette a norma della L. 20/04/41 n° 633 presso Ufficio della Proprietà Letteraria, Artistica e Scientifica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
03> * 1 Assoluto * 2a Rassegna di Arte e Letteratura "Omaggio a Giacomo Puccini 2013" * (Torre del Lago Puccini) Centro Arte e Cultura Il Quadrato di Milano-Viareggio
04> * Diploma d'Onore * Umbria Estate 2013 * Premio Madre Terra Sorella Acqua
05> * 1° Classificato (Premio unico per più sezioni) * 27° Concorso Letterario Internazionale G. Gronchi * Patrocinio di: Regione Toscana, Provincia di Pisa, Comune di Pontedera e Centro Studi Gronchi

 

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Published on e-Stories.org on 16.05.2014.

 

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